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venerdì 12 settembre 2014

Sperlonga - Il gatto non c'è voluto venire


Al monitoraggio:
- Dottore, posso partire per qualche giorno?
- A che settimana sei?
- Alla 38esima.
- E dove vai?
- Non tanto lontano, giusto un paio d'ore da Roma, a Sperlonga.
- Vai, vai. Puoi andare perché è un bel posto. Metti che mi dicevi un postaccio, come Anzio, mica ti ci facevo andare...



Con il nulla osta del dottor Cox (ottenuto soprattutto grazie alla sua approvazione estetica della destinazione) siamo partiti per quattro giorni in campeggio a Sperlonga con canoa e pulmino. La panza che fino al giorno prima si agitava, abbassava e contraeva come se Piccolé dovesse nascere da un momento all'altro all'improvviso si è calmata. E in una cuccetta di nemmeno 1 metro e 50, stretta a un gigante, ho dormito bene come non mi capitava da mesi. Devo avere qualche gene nomade, un viaggio per me è sempre la cura migliore.


I giorni sono passati pigramente, tra bagni e letture, partite a backgammon e scorpacciate di alici (alici fritte, alici arrosto, alici all'aceto, pasta con le alici, sono una nostra passione, ma stavolta abbiamo esagerato: sembravamo finiti dentro quella scena di Forrest Gump sui gamberi). Abbiamo fatto anche qualche passeggiata, con la calma di chi è già stato nei posti e sa che ci tornerà.


La mia famiglia frequenta queste spiagge fin dalla fondazione del campeggio, negli anni 60, e non sono la prima pancia Dangefò cresciuta tra la rocca anti-pirati e la grotta di Tiberio. Nonna e i miei, con una carovana di più di dieci persone, erano stati qui fino a poche ore prima che arrivassimo. Avremmo dovuto raggiungerli per qualche giorno, ma poi A. aveva dovuto rimandare.

E così siamo partiti all'ultimissimo secondo, prima dell'arrivo di Piccolé. Ero così tonda che la canoa continuava a imbarcare acqua. Poi abbiamo visto il limite massimo di peso che poteva portare: 150 kg, A. da solo ne fa 110 e io, diciamo, decisamente più di 40. Meno male che il mare era una tavola.


Con il pulmino ogni viaggio, per quanto piccolo, è un'avventura. Ricordo una gita in montagna di quando ero bambina. Ci aveva fermato la polizia e aveva trovato il Volkswagen stracarico di ragazzini e valige. Guardando il cane Lillo che scodinzolava tra le nostre gambe un poliziotto aveva commentato: "Il gatto non c'è voluto venire?".



venerdì 29 agosto 2014

7 usi non convenzionali del pancione




Pesa, ingombra, schiaccia vescica e organi interni che nemmeno sapevi di avere, ma un pancione di notevoli dimensioni si presta a diversi impieghi utili e interessanti. Ecco i primi che mi vendono in mente:

Cuscino - Anche prima della gravidanza la mia pancia era stata sperimentata in questa funzione, in particolare da mia sorella quando eravamo piccole e aveva gli incubi. Lei, per stare più comoda, ci metteva sopra il suo cuscino prima di poggiare la testa. Ora non è più necessario.

Saltacode - Non funziona sempre e bisogna evitare di esagerare. Per esempio, a una festa del rugby sono andata talmente tante volte a prendere la birra per i miei amici che alla fine il barista ha sbottato: "Ma possibile che fanno venire sempre te! Va' che, se bevi tutta quella birra, il bambino lo anneghi". Ovviamente non era per me. Alla stessa festa mi sono beccata anche un: "Panzona e astemia, meno male che sei incinta, altrimenti saresti la ragazza con cui non uscire mai. Passi cicciotta, ma che neppure beve, no!".

Ariete - Soprattutto ai concerti, ma anche ai saldi, al mercato, alle conferenze stampa, dovunque è necessario farsi strada con un po' di decisione. Panza in fuori e passo marziale, e sei semplicemente inarrestabile.

Ammorbidente - Anche il più duro dei capotreni o degli operatori degli aeroporti si intenerisce di fronte a una quasi-mamma che sta cercando di raggiungere il semi-papà dall'altra parte d'Italia. Anche se ha un bagaglio di troppo o il biglietto sbagliato. È un po' il principio di quel film, Io sto con la sposa in cui, con la scusa di far parte di un (finto) corteo nuziale, cinque profughi palestinesi e siriani riescono ad attraversale l'Europa dall'Italia alla Svezia per chiedere asilo politico. Quale poliziotto di frontiera chiederebbe mai i documenti a una sposa?

Vassoio - È impossibile non macchiarsi di cibo, penne, colori e chi più ne ha più ne metta a causa della distanza innaturale che la panza impone di tenere dai tavoli, ma se ci si rassegna a stare sdraiati il pancione diventa un comodo appoggiatutto: brevettato in particolare per pc, libri e riviste, può rivelarsi utile (con un po' di pratica) anche per le coppe di frutta o di gelato.

Salvagente - Non so per quale motivo scientifico ma la panza galleggia tantissimo. Continua ad affiorare dall'acqua anche quando provi a stare in verticale. Potrebbe essere usata in caso di naufragio, come una specie di boa umana.

Scusa universale - Ritardatari cronici, una gravidanza è quello che fa per voi. Di fronte alle dimensioni da cetaceo, allo sguardo da triglia e al caratteristico passo da papera chi saprà tenervi il muso per qualche decina di minuti di attesa? Effetti collaterali: da non usare con amici, colleghi e parenti ansiosi, se non rispondete entro tre squilli del telefono già vi immaginano in pieno parto, bloccate nel traffico e con un tassista come ostetrica.


sabato 23 agosto 2014

Ebola e pannolini



E' un po' che faccio la gradassa che non ha più paura del parto. Negli ultimi tempi in effetti sono così stanca della panza e di questo conto alla rovescia continuo che il terrore che accompagnava l'ora X è quasi scomparso (grazie anche a un libro anti-panico fricchettone 'La gioia del parto' di Ina May Gaskin). Era troppo bello per durare.

Oggi leggo il giornale e cosa ti scopro? Che l'Organizzazione mondiale della sanità ha chiesto all'Italia di occuparsi del trasporto e della cura dei malati di ebola fuori dall'area di crisi (e questa sarebbe anche una buona  notizia, per una volta un attestato di stima internazionale). Ma indovinate un po' in quale ospedale sarebbero portati tutti i malati? Esatto! Proprio dove nascerà Piccolé. Tanto valeva passare le vacanze in Nigeria anziché a Ladispoli. Ora mi dico: andrà tutto bene, se li manderanno qui vuol dire che sanno come fare per gestire l'epidemia e le attività normali come i parti. Vero che lo sanno?

ps Qualche settimana fa fuori dall'ospedale è comparso lo striscione nella foto. I Dangefò giurano di non entrarci niente, ma io non ne sono mica tanto sicura...


sabato 9 agosto 2014

Casalinghe disperate, puffi secchioni e Tomb Raider



E all'improvviso quel momento è arrivato. Niente più lavoro, sono in ferie! È una liberazione, ma fa anche un po' paura. Tutto questo tempo libero e troppe domande su cosa succederà adesso. Anche perché l'inizio della "maternità" è stato movimentato da un falso allarme travaglio che mi ha immobilizzata a casa per due giorni. Tutta la mia solidarietà va a chi ha dovuto passare così gran parte della gravidanza.

Ora che mi sono rialzata e ho finito di lavare tutte le cose di Piccolé, montare la culla, organizzare fasciatoio e simili devo decidere che fare della mia vita (almeno nelle prossime sei settimane e mezzo). Intanto, per non saper né leggere né scrivere, ho fatto il corso di ginnastica preparto di Heidi Klum perché qualunque cosa mi riserverà il futuro sarebbe bello affrontarlo da figacciona. Poi mi sono messa a visualizzare le opzioni disponibili.


Imparo a cucire. È un vecchio sogno ma sono paziente e precisa come un grizzly.


Parto da sola anche se A. lavora, io me ne vado al mare.


Mi dò al bricolage e sistemo casa una volta per tutte.


Raggiungo amici in vacanza.


Inizio a studiare per il Concorsone (la solita secchiona).


Vado a Milano nella mia migliore interpretazione della mogliettina anni 50.


Mi trasferisco in campagna.


Tiro fuori la reflex e vado in cerca di avventure.


Rapisco A. e me lo porto lontano.


Entro in letargo.

ps Al momento l'ipotesi più accreditata è: le faccio tutte!


lunedì 4 agosto 2014

Valigie per l'estate




Va bene tutto ma le mutande a rete no. Ho preparato, a poco meno di due mesi dall'ora x, la borsa per l'ospedale. A quanto sembra sarà l'unica "valigia" dell'estate 2014, perché A. è incastrato a lavoro e io sono troppo tonda e pigra per aggregarmi alle vacanza di altri amici.

Poco grave, spero di recuperare presto grazie al primo viaggio con Piccolé. E poi c'è tanto da fare dall'inventario di tutte le cose per lei allo studio di incastri per sistemarla in casa (in cui finalmente si vede da luce dopo l'intervento dello zio-to-be architetto) fino al montaggio di culle e compagnia bella.

Ecco quindi che ho riletto il rito del bagaglio perfetto, parte essenziale di ogni inizio estate, in chiave "parto". Stavolta niente scarpe da trekking, ma
- tre camicie da notte adatte per allattare (e fin qui ci siamo), 
- quattro completini per Piccolé (ho rischiato di perdermi nel labirinto delle taglie perché ci sono tutine 0-1 mesi più grandi dei body 3 mesi e altre così mini che non ci entrerebbe nemmeno adesso), 
- asciugamani per me e per lei, 
- pannoloni post parto da film horror (sono più grandi e spessi di quelli per la bambina! Da aver paura di dissanguarsi) 
- e mutande a rete per contenerli (perché nessuno slip da donna sarebbe grande abbastanza). Ecco, è a questo punto che sono entrata nel panico.




Ps In uno slancio di grande generosità condivido i miei due siti preferiti su cosa portare in vacanza per evitare di viaggiare carichi come somari. Il primo, One bag è un po' estremo e spiega come poter andare dappertutto e per tutto il tempo del mondo con un solo bagaglio, quello "a mano". Il secondo invece, the Universal packing list suggerisce cosa portare a seconda di alcune caratteristiche del viaggio, dalla destinazione all'alloggio, dalla compagnia (anche bambini con meno di un anno e mezzo)  allo stile: con bagaglio mini, leggero, medio, pesante e da "ho con me degli sherpa". Indispensabile.

mercoledì 30 luglio 2014

L'alleato che non ti aspetti



Per chi come me litiga da sempre con un sedere a dir poco "ingombrante", ritrovarselo all'improvviso come alleato è quasi uno choc. Ma è una delle sorprese della gravidanza: negli ultimi otto mesi, i miei fianchi (molto) larghi hanno visto gli sguardi soddisfatti e i sorrisi compiaciuti di dottori, ostetriche e donne anziane: "sembri fatta a posta per avere bambini".

Anche Piccolé ha mostrato di apprezzare e si è fin dall'inizio accomodata in orizzontale in quella culla a due piazze che è il mio bacino. Era sdraiata lì in tutte le ecografie fino a quando non è finita a testa in giù, all'inizio del settimo mese. Poi non ho capito se è cresciuta troppo e non è riuscita più a girarsi o se ha deciso che si era fatta 'na certa (per i non-romani: era tardi, ora di nascere), ma è rimasta così: zampe per aria e testa in basso. Pare che non le vada il sangue alla testa e che non diventerà tutta scema per questo, me lo hanno assicurato.

Un anticipo di questo periodo di gloria del mio sederone era arrivato una decina di anni fa, in Marocco. Ero a Fez, in un hamman fuori mano, dove mi ero avventurata con alcune amiche per provare com'era un "vero" bagno turco. Siamo entrate e abbiamo visto delle vecchie sedute a chiacchierare, a tingersi i capelli e farsi la ceretta a vicenda. La cosa strana è che ci spizzavano (squadravano) come neanche i peggiori coattoni del bazar e poi commentavano tra loro le nostre forme. Ecco, già in quell'occasione, di fronte ai miei fianchi esagerati, trattenevano a stento l'entusiasmo. Avevo pensato: devo ricordarmi di tornare da queste parti quando avrò bisogno di una dose di autostima.



ps La gravidanza procede bene, sono entrata nell'ottavo mese. Da un po' ho un grosso bozzo sulla panza, pensavo fosse la testa di Piccolé e invece l'ultima eco ha svelato il mistero: non è la testa, ma il sederotto. Sembra che non sia sfuggita neanche lei al marchio di famiglia. Povera Piccolé! Posso sempre consigliarle un viaggio in Marocco, quando sarà un po' più grande.







domenica 27 luglio 2014

Mamme mangia-rane alla riscossa



Era facile e non ci avevo pensato. Volevo sapere come far posto alla pupa in una casa dove non ce n'è? Come viaggiare con lei ancora in fasce? Come tornare ad avere una vita sociale, una vita di coppia e un girovita da vespa dopo il parto? Bastava cercare sul web in francese.

Io non sono particolarmente francofila. Ho vissuto a Parigi con la netta sensazione di corteggiarla e di essere respinta. Sono stata bene ma, dopo un anno, ero felice di tornare alla mia Roma. Da allora i parigini mi stanno un po' antipatici. Però devo ammettere che le mamme francesi sono un portento: grazie anche a uno stato sociale che noi ce lo sogniamo, fanno un sacco di figli, lavorano, sono belle, colte, avventurose.

Ho letto qualche tempo fa un articolo che diceva che le donne incinte di tutto il mondo cercano più o meno le stesse cose su Internet. Dalla mia esperienza non è tanto vero (sicuramente è diverso quello che TROVANO su Internet). Cerchi in italiano "viaggiare con figli piccoli" e trovi mamme che scrivono che non è poi impossibile, per esempio loro sono andate in Costa Smeralda con i loro pargoli di... sette anni! Lo cerchi in francese e trovi bebè di cinque mesi che sono stati in viaggio on the road a Cuba, a sette mesi in Thailandia, a 10 mesi in India (e sembrano sopravvissuti).

Allo stesso modo su cibo, sesso e lavoro le francesi sembrano capaci di ottenere quello che vogliono senza fare troppe rinunce. Forse è il caso di scopiazzarle un po', come con i vestiti, ma senza dirlo ad alta voce (mica gli posso dare questa soddisfazione).



ps Qualche dato Eurostat: la Francia è il primo Paese in Europa per fecondità con 2,01 figli per donna (l'Italia si ferma a 1,43, la media Ue è di 1,58) e al tempo stesso ha un tasso di occupazione femminile del 60% (contro il nostro 47,1% e una media Ue del 58,6%). Niente male. Certo, aiuta che i bambini francesi sotto i tre anni che vanno all'asilo nido sono il 46%, quasi il doppio di quelli italiani (26%) e molti di più della media europea (30%).

mercoledì 23 luglio 2014

Nelle Langhe senza rete - Collisioni con Neil Young a Barolo




Avevamo bisogno di staccare la spina. Un monastero tibetano sarebbe stato l'ideale, ma dubito che mi avrebbero ammesso con la mia parlantina e non era proprio facile da raggiungere per solo un paio di giorni. Le Langhe hanno fatto al caso nostro.

La macchina di A. era annegata nell'ultima esondazione del Seveso e da allora non dava segni di vita, i biglietti per il concerto di Neil Young erano esauriti da tempo e il meteo prometteva diluvi, ma abbiamo deciso di prendere in prestito un'auto e partire lo stesso per il festival Collisioni a Barolo.



Rinfrancati e incoraggiati da un'ammucchiata di amici nordici con figli, che sono venuti a salutarci prima della partenza da Varese (e a dimostrarci ancora una volta che c'è una vita dopo la panza), abbiamo preso così la via delle vigne. Un paio d'ore dopo eravamo nel fienile di un agriturismo (Casa Matilda a Dogliani) a mangiare crostata e bere succo di frutta fatto in casa, circondati da vigneti, castelli e leggende. 

Qui i borghi sono a forma di cuore, il vino è una specie di religione e non c'è sentiero che non racconti una storia. Quelle preferite di A. hanno a che fare con i catari, degli eretici dell'anno mille che imperversavano da queste parti (e nei fumetti di Martin Mystere) prima di finire al rogo a Milano.


Anche il festival è stato al di sopra delle aspettative, il primo giorno ci siamo imbattuti per caso in uno spettacolo di Dario Fo, un concerto di Caparezza e uno di Jonatan Coe (sì, lo scrittore). Per il secondo giorno abbiamo trovato i biglietti per Neil Young (amato da A. soprattutto come padre spirituale del solito Eddie Vedder) e siamo finiti, grazie alla mia panza ormai esplosiva, fino a un'area protetta sotto il palco.

A rendere tutto più rilassante ci ha pensato la quasi totale assenza di rete per i cellulari tra i tornanti e le colline. Così siamo riusciti a mettere in pratica, almeno per un paio di giorni, il proposito di essere un po' meno iperconnessi in vista dell'arrivo di Piccolé. Incredibile! Due giorni (quasi) senza smartphone e siamo sopravvissuti, ma ce la siamo vista brutta.                               

La mancanza di segnale telefonico ha aggiunto infatti un lato avventuroso al fine settimana quando, all'una e mezza di notte, dopo il concerto abbiamo rischiato di rimanere impantanati nel campo dove qualche ora prima ci aveva fatto parcheggiare la protezione civile (subito prima di chiuderlo e dichiararlo inagibile perché iniziava a diluviare). Poi abbiamo saputo che in diversi hanno passato la notte in macchina in attesa del carrattrezzi. Noi, in qualche modo, siamo riusciti a uscire dal fango e a tornare nel terzo millennio.
                                 



Ps In alcuni momenti è sembrato davvero di fare un viaggio nel tempo, per esempio a spasso nel borghi di Serralunga e Monforte, deserti il lunedì pomeriggio, o a tavola alla Trattoria della Posta a Monforte, una locanda aperta dal 1875 per rifocillare i viaggiatori e gestita ancora dalla stessa famiglia, i Massolino. Io ho preso una zuppa di zucca e un assaggio di formaggi (buonissimi), A. si è innamorato della carne cruda con il tartufo e dei tagliolini 30 tuorli al ragù (una cosina leggera). Per non parlare del vino della casa... un barolo.

martedì 15 luglio 2014

Meno 10 - inizia il conto alla rovescia



In qualche modo siamo arrivati alla 30esima settimana di gravidanza. Meno dieci all'obiettivo. Ultimo mese di lavoro, voglia pazzesca di vacanze. Mi verrebbe da dire "Vengo anch'io!" a ognuno che sento dire "Vado in Puglia... in Sardegna... in Germania... in Turchia... in Islanda... e chi più ne ha più ne metta". Ancora non sappiamo se A. riuscirà a prendere le ferie, quindi c'è un certo rischio di "vacanze a Milano" (come l'anno scorso, non ci voglio nemmeno pensare).

Intanto ho scoperto che siamo in megaritardo per il nido. Quello privato, ovviamente, perché i nati a settembre in quello pubblico li accettano solo dopo un anno. Invece chi nasce tra gennaio e maggio può iscriversi da subito (ma stiamo scherzando?). Anche per il nido privato i posti sono così pochi che per trovarne uno buono e vicino casa avrei dovuto muovermi mesi fa. Ora, tra l'altro, tanti sono chiusi per le vacanze e non so se incaponirmi nella ricerca del nido perfetto o abbandonarmi a un "chi vivrà vedrà" con il rischio di una crisi di ansia omicida a ridosso del mio rientro al lavoro.

Telefonata con asilo molto consigliato moderatamente vicino (3 fermate di metro).
- Quanto ha la bambina?
- Nasce a fine settembre, avremmo bisogno del nido da febbraio.
- Mi dispiace le preiscrizioni sono complete, ma ha buone possibilità che si liberi qualche posto, risentiamoci a settembre.
- Bene, grazie!
- Solo una cosa, la retta è di 430 euro al mese e per tenerle il posto avremmo bisogno comunque che da settembre a febbraio ne paga il 50%.
- Ma sono più di mille euro!
- Infatti, il mio consiglio è di aspettare e cercare direttamente da febbraio, qualcosa prima o poi dovrà pure trovare.

Mi è caduto il telefono dalle mani, quel "qualcosa prima o poi dovrà pure trovare" suonava davvero minaccioso. Ma se spendere metà stipendio perché Piccolé sia in un bel posto quando devo lavorare ha un senso, lasciargliene più del doppio solo per la prenotazione è pura follia. C'è davvero qualcuno disposto a farlo?

giovedì 3 luglio 2014

Ti presento il mare



Sono nel mezzo di una settimana infinita tra tanto lavoro, visite mediche e un'overdose di burocrazia. Ho fatto domanda per il congedo maternità, alla fine sembra che ho diritto a qualcosa: mi tengono il posto e mi danno un assegno con l'80% del mio stipendio per cinque mesi anche se sono cococo (che parola ridicola). E' meglio di niente, ma è stata una caccia al tesoro per capire come fare! All'ufficio del personale mi hanno detto: noi non ne sappiamo niente, veditela tu con l'Inpgi (una specie di Inps). Alla fine sono riuscita a trovare le informazioni e finire tutte le pratiche giusto il giorno prima che il mio capo partisse per le vacanze.

A proposito di ferie, per le mie devo aspettare il 15 agosto (e poi dal 28 sarò in maternità fino a febbraio!), ma già le prime fughe al mare me le sono concesse. Questo finesettimana poi c'erano i cavalloni e anche sul litorale romano, con un po' di fantasia, sembrava di stare in California. Ecco quindi due bagni grandiosi, il primo incontro ravvicinato di Piccolé con le onde da quando è "grandicella". 

Ad aprile, quando abbiamo fatto il bagno a Ischia la gravidanza si vedeva appena, ora invece si vede e si sente (pure troppo). E così, quando ho preso la rincorsa per tuffarmi, mi sono sbilanciata in avanti e mi sono sfracellata sulle onde a due metri dalla riva rigorosamente di panza. Sul momento ho continuato a giocare e spruzzarmi con A. che, nonostante sia quasi un metro e 90 e pesi oltre 100 chili, per entrare in acqua fa sempre un sacco di storie e ci mette tre ore. Piccolé sembrava apprezzare, ma quando sono uscita avevo due o tre bozzi di più intorno all'ombelico e c'è voluto un po' prima che la situazione tornasse sotto controllo. Che spavento! Temevo di aver "ammaccato" la bambina per sempre.


mercoledì 25 giugno 2014

Per niente "tristi" a Trieste


È stata la mia prima volta a Trieste, una città affascinante, piena di fantasmi. 
Ci sono i caduti della Grande guerra che vegliano dall'alto del Parco delle rimembranze, dove alberi e pietre riportano il loro nome, e ci sono le memorie del magazzino 18, al vecchio porto. Lì aspettano il ritorno dei loro proprietari, dal 1947, i mobili e i ricordi degli esuli dell'Istria e della Dalmazia, che hanno lasciato le loro cose in attesa di portarle in nuove case. Molti sono emigrati, e ormai nessuno tornerà a rivendicare quello che con tanta cura aveva portato con sé nella fuga.


Trieste è una città strana, persa in riti e storie d'altri tempi. La cattedrale di San Giusto era piena come non ho mai visto nessuna altra chiesa, per la consacrazione di quattro nuovi preti, e altrettanto affollati erano i vecchi bar e le osterie, tra i pensionati che sorseggiavano un bianchino (e i 30 mila ragazzi venuti per il concerto dei Pearl Jam). Le statue di Joyce, Svevo e Saba facevano parte del paesaggio urbano e il tassista che ci ha portato al concerto stava leggendo nell'attesa un libro Thomas Mann.


Trieste è una città schizofrenica, divisa tra l'Austria e il Mediterraneo. Metà dei ristorantini del porto servivano stinchi di maiale, würstel e crauti, l'altra metà pesce, e da sempre il giardino "all'italiana" del castello Miramare lottava con la bora. Stavolta era stato sconfitto al punto che tutte le piante erano morte e doveva essere portata nuova terra per ricrearlo da capo, come succede periodicamente fin dai tempi di Massimiliano D'Asburgo.



 Ps Con la scusa di non saper scegliere tra cucina di mare e mitteleuropea A. ha cenato almeno tre volte in una sola sera. Prima a un buffet marinaresco, con una sorta di tapas del Nord Est all'Antipastoteca di mare (tra gli altri assaggi: spuma di merluzzo, sardacce in sesame, alici in saor, polenta bianca, crostini). Poi con un piatto di fusi allo scoglio. E ancora, in un altro locale, il buffet Da Bepi (in Via Cassa di Risparmio 3), con un vassoio di maiale lesso, dalla lingua alla guancia al cervello ad altre delicatezze per palati fini. Ha chiesto poi se poteva avere anche dell'altro e gli hanno portato un piatto pieno di piedini di porco. Ha domandato se avevano ancora qualcos'altro e gli hanno detto che aveva finito tutto, ma potevano fargli due salsicce. Si è mangiato pure quelle, poi abbiamo preso un gelatino e siamo andati a nanna. Ha dormito come un bambino.


sabato 14 giugno 2014

Le chiavi sono (sempre) nella borsa



Me lo scrivo qui a perenne memoria:
Quando non trovi le chiavi sono nella borsa (il tutto sta nel capire in quale borsa),
Il telefono è nascosto in bagno,
Gli occhiali sono caduti dietro il comodino,
Blocco e penna sono in cucina (hai guardato nel frigo?).

È incredibile quanto tempo riesco a perdere, soprattutto se sono già in ritardo, nel cercare sempre le stesse cose (che sono alla fine sempre negli stessi posti). È come rileggere ogni giorno lo stesso giallo e stupirsi che l'assassino sia sempre lo stesso (il maggiordomo?).

Sono ancora piu svampita del solito, la mia casa sembra quella del film Memento piena di post it con quello che dovrei ricordare e il cellulare è diventato una specie di orologio a cucù: suona ogni mezz'ora con i suoi avvisi "Ore 14.30 conferenza stampa tal de tali!", "16.30 dottor Cox", "18.00 Pilatessss". A volte diventa persino arrogante. Giorno 1: "Ricorda di passare all'ufficio del personale per la maternità". Giorno 2: "Vai all'ufficio del personale!". Giorno 5: "UFFICIO DEL PERSONALEEEEEE!".

In qualche modo così riesco a cavarmela ma, anche se con la panza e il caldo mi muovo a rallentatore, mi sembra di essere sempre all'inseguimento delle cose da fare. Meno male che il prossimo weekend me ne vado a Trieste! Roma, Memento, orologi a cucù, non ne voglio saperne niente fino a lunedì sera.

giovedì 12 giugno 2014

In incognito (proprio una bella coppia)



Al secondo tentativo, finalmente l'ecografia morfologica di Piccolé è andata bene. Per festeggiare siamo andati a mangiare nella pizzeria dove ci siamo sposati. 
Non c'era il ragazzo che aveva seguito tutti i preparativi, così pensavamo di passare inosservati: è stato quasi un anno fa e il locale anche stavolta era strapieno. Invece ci hanno riconosciuto i camerieri, ci hanno fatto un sacco di feste e offerto il pranzo. 

Mi ha fatto piacere e dentro di me ho pensato, con modestia zero: è che siamo davvero una bella coppia. Poi ho ricordato che spesso veniamo notati non tanto per la nostra bellezza quanto perché risultiamo molto buffi.
Il massimo è stato tre anni fa in Terra del Fuoco. Per un giro in barca a vela finiamo insieme a dei ragazzi. Ci presentiamo e quelli fanno:
- Ma ci siamo già visti! Vi ricordate quando avete chiesto informazioni per prendere il treno? Noi eravamo lì. E poi siamo passati mentre facevate l'autostop e siamo finiti nello stesso pullman per tornare a Ushuaia.

Io giurerei di non averli mai visti prima. Vedi, penso come al solito: ci ricordano perché siamo proprio una bella coppia, questi qua invece sono anonimissimi (aggiungo, perché oltre che modesta so essere anche molto simpatica). Rispondo:
- Ma davvero? Io non vi ricordo per niente. Che memoria! Come avete fatto a riconoscerci? 
Stranamente non rispondono: "perché siete bellissimi" ma scoppiano a ridere indicando il mio cappello rosso (di cui vado molto fiera) e la stazza di A.
- È stato facile! Questo qua è un gigante e tu c'hai una fragola in testa.




Ps È arrivata l'estate e la voglia di partire mi si porta via. Continuo a pensare ai viaggi che ho fatto e a quelli che vorrei fare. Il piano però è di reggere a lavoro fino al 15 agosto e poi sarò all'ottavo mese inoltrato, troppo in là per sognare grandi avventure. Ma magari un campeggetto non troppo lontano da Roma


mercoledì 4 giugno 2014

Milano è bella, speriamo che nessuno se ne accorga


Ho riconquistato Milano a fatica questa volta, ma ne è valsa la pena.
Prima ho dovuto vincere le resistenze di A. che non vuole che vado al Nord finché lui non si trasferisce a Roma perché già così spendiamo più in biglietti che per l'affitto di casa sua (secondo me, in realtà, è un modo di coprire la sua doppia vita con il nuovo coinquilino/concubino rugbista ventenne).
Poi ci si è messo lo sciopero dei trasporti e il mio volo di venerdì sera è stato cancellato.
Alla fine, anche sul nuovo volo di sabato all'alba risultavo in overbooking e ho dovuto dare il peggio di me, tra suppliche e minacce, per riuscire a imbarcarmi.


La Madunina però mi ha ricompensato, accogliente come non mai. Due giorni di sole e rugby sul naviglio a Cernusco, una festa con gli amici di Varese, una giornata tutta per noi due (evviva la festa della Repubblica!). Bello. Mi sono ricordata perché mi piaceva tanto vivere lì. 
Che Roma è bella lo sanno tutti, ma Milano ha un suo fascino che sfugge ai più, a partire dai milanesi che scappano fuori città ogni finesettimana come topi in fuga da una nave che affonda. E così ti trovi nei giorni di festa a uscire di casa nella strada silenziosa, salire su un vecchio tram semivuoto e ritrovarti quasi in solitudine, rispetto alle orde di turisti che ci sono da noi, in giro per il centro.


Siamo andati a vedere i cantieri di Porta Nuova e li abbiamo trovati quasi conclusi e animati, con bambini che giocavano al biliardino più lungo del mondo in mezzo a grattacieli futuristici. Mentre nell'area dove deve sorgere l'Expo c'è ancora solo polvere e polemiche, in questa zona sembra che il 2015 sia già arrivato, e che sia meglio di come ce l'aspettavamo.



Poi siamo andati a vedere la mostra del World press photo al 10 corso Como, anche in questo caso zero ressa e calma assoluta nella cascina più chic (e snob) di Milano. Abbiamo dato una sbirciatina al nuovo Eataly che ha aperto al posto del teatro Smeraldo - abbiamo scoperto così dove erano finiti tutti i milanesi che erano rimasti in città - e attraversato Brera fino al castello. Infine un saluto al Duomo, un giro in libreria e di nuovo sul tram per tornare con molta calma verso casa. Eravamo così stanchi alla fine della passeggiata che appena rientrati in via Ampere ci siamo addormentati tutti e due.



Ps Godzilla deve essersi mangiato Piccolé. Non c'è altra spiegazione logica alla scomparsa delle bollicine e dei volteggi con cui finora si era manifestata la bambina e all'arrivo di forti zampate e i pestoni nella mia pancia. In effetti, vista la mia grazia da bisonte, era molto strano avere per figlia una mini-ballerina. Appena mi metto tranquilla, ora, inizia un terremoto, sarà sempre così?






domenica 1 giugno 2014

150 giorni, 239 ore, 19 minuti



Sono passati più di 150 giorni da quando è iniziata questa storia della gravidanza, è tempo dei primi bilanci. Che cosa ho combinato tutto questo tempo?

- Ho dormito 1.681 ore o giù di lì
- Ho comprato e usato smalto per unghie da ragazzina (arancione, ma davvero?)
- Ho sfondato una bilancia, e c'è ancora chi mi dice "mica si vede che sei incinta"
- Sono stata cinque volte allo stadio, quattro al mare, tre a Milano, una a Londra
- Ho comprato un reggiseno che mi sta grande come cappello
- Ho rimorchiato come non mai, mi ha sorriso pure un cantante noto per l'antipatia
- Ho monopolizzato le amiche single, che fame di racconti di cotte e bagordi!
- Ho fatto 11.828 km in aereo, 3.442 in treno, probabilmente molti di più in autobus
- Ho derubato le amiche con figli di oggetti, storie, vestiti e pensieri
- Ho mangiato oltre 4,4 kg di fragole, circa 5 kg di olive e quasi 10 di pizza bianca
- Ho impostato Spotify su musica classica con lo scopo esplicito di prendere calci
- Sono caduta correndo con i tacchi sui sanpietrini
- Ho visto più di 500 ore di film e serie tv 
- Ho messo l'olio antismagliature con sorprendente semi-regolarità
- Ho passato 79 giorni con A (più 30 di viaggio di nozze!)
- Ho rimediato un trio, una culla svedese, due tiralatte (ma non sono sicura di saperli montare) 

Nessun progresso, al momento, sul fronte casa (per non parlare di una libreria nuova che giace abbandonata nella cantina di nonna), lavoro e lontananza del papà ma non buttiamoci giù. Se penso a come eravamo partiti (vedi Cose molto pericolose)...