Quaranta settimane e mezzo sono passate. Non siamo riusciti a realizzare nessuno dei buoni propositi con cui era partito questo blog: cambiare città per vivere insieme tutto l'anno, cambiare casa in modo da avere una cameretta per Piccolé e cambiare lavoro in cerca di un posto un po' più compatibile con la bimba. Non siamo riusciti neanche a mantenere la gravidanza segreta per i primi mesi, nei primi 30 giorni già ne erano a conoscenza 13 persone. Però la pupa ci è venuta bene, proprio bene, e l'avventura continua. La racconteremo in uno spazio tutto nuovo, C come Calamity, che sia la volta buona?
4.357 giorni insieme, a 624 km di distanza, 2.734 ore in treno e ora… aspettiamo un bambino!
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lunedì 6 ottobre 2014
Con Piccolé
Quaranta settimane e mezzo sono passate. Non siamo riusciti a realizzare nessuno dei buoni propositi con cui era partito questo blog: cambiare città per vivere insieme tutto l'anno, cambiare casa in modo da avere una cameretta per Piccolé e cambiare lavoro in cerca di un posto un po' più compatibile con la bimba. Non siamo riusciti neanche a mantenere la gravidanza segreta per i primi mesi, nei primi 30 giorni già ne erano a conoscenza 13 persone. Però la pupa ci è venuta bene, proprio bene, e l'avventura continua. La racconteremo in uno spazio tutto nuovo, C come Calamity, che sia la volta buona?
sabato 4 ottobre 2014
40 settimane e tre giorni dopo...
Ci penso io che mamma è un po' stanca. Sono arrivata il primo ottobre alle 14.02, blu come un puffo e bellissima. Mi hanno chiamato Sara, ma per tutti resto Piccolé. In realtà sono grande, grandissima, peso più di 3 chili e mezzo e sono alta 53 centimetri, del resto con il papà più grande del mondo…
Ho dovuto farmi un po' attendere, alla fine sono nata proprio nel giorno in cui mamma e papà si sono incontrati, 12 anni fa. Sorpresa! E poi anche questo diario, se mamma voleva che nascessi prima lo poteva chiamare 37 settimane e mezzo, quando una fa una scelta deve portarla fino in fondo. Ok, forse sono testona come lei. Per il resto ho le labbra carnose e gli occhi blu (per ora) del mio papà e anche un'orecchia un po' accartocciata da rugbista. Ho le mani e i piedi lunghissimi e rugosetti come una tartaruga delle Galapagos. Non mi sto ferma un secondo tranne al mattino, quando mi piace ronfare fino a tardi. Ho sempre fame anzi, già che mi ci fate pensare… TETTAAAAAAAAAAAAA!
martedì 30 settembre 2014
10 buoni propositi per il Giorno della marmotta
Aspettando il parto il tempo si è fermato, sembra di stare in quel film con Bill Murray Ricomincio da capo (Il giorno della marmotta). Ogni giorno mi sveglio nella stessa giornata, forse Piccolé nascerà quando riuscirò a mettere a posto tutti i pezzi.
1. Fare i biscotti senza che passino dallo stadio 'crudi e mollicci' a quello di 'cookies fossili dell'età della pietra'.
2. Studiare per il concorsone per più di 20 minuti e leggere i giornali per davvero, senza fare finta.
3. Non maledire la 15esima telefonata della giornata che chiede: novità? Né i whats up del corso preparto dove sembra che tutte (ma proprio TUTTE le altre) abbiano già partorito.
4. Tenere la casa in ordine, o almeno sotto controllo, per più di 12 ore (poi torna A. e diventa impossibile).
5. Non pesarmi per nulla al mondo (la bilancia è il Nemico ancora di più delle pizzette con le olive che mi regalano al forno).
6. Camminare senza cedere né alla spinta agonistica (negli ultimi giorni ho fatto anche 12 piani di scale in salita e marciato per più di tre ore) né alla voglia di shopping compulsivo.
7. Non perdermi su Internet cercando 'induzione del parto fai da te' o simili. Della serie: può pinguino indurre parto? Cerca pinguino su ebay.
8. Non commuovermi fino ai singhiozzi guardando 16 anni incinta (una volta A. è tornato prima dal lavoro e si è spaventato).
9. Non dare fuoco al libro sulla gravidanza che dice: a quest'ora dovreste già avere tra le braccia il vostro bambino.
10. Non cedere alla tentazione di comprare un biglietto di sola andata per molto ma molto lontano e non tornare più.
domenica 28 settembre 2014
Tempo scaduto
Piccolé, intanto, continua a bussare là in basso, ma non le apre nessuno. Ieri, al monitoraggio, continuava a suonare l'allarme perché il suo cuoricino correva come un matto. Povera bambina, dev'essere anche lei emozionatissima. Il dottor Cox dice che siamo nelle "condizioni ideali" ma non vediamo l'ora che nasca.
ps Le ragazze incinte sono abituate a sentirsi dire di tutto. Ma i Dangefò come al solito sono imbattibili e imprevedibili. Alcune perle:
ASSEGNO DI MATERNITA' E NOSTALGIE - Solo cinque mesi? Pensa che nella Germania Est c'erano tre anni di maternità per tutte le lavoratrici, tre anni! Ma noi continuiamo a parlare come se la DDR fosse solo la Stasi. -
GRAVIDANZA E FEMMINISMI - Ti hanno detto che con quei fianchi sembri fatta a posta per fare bambini? Che cosa orribile! -
QUESTIONI DI PESO - Sei in ansia per la ciccia? Non dirlo a me, ho superato i 45 chili. Ma ti rendi conto? - (Conversazione avvenuto quando l'ago della mia bilancia segnava già più di 70 chili).
PRIORITA' DEL NEO-PAPA' - Domenica scade il termine della gravidanza. Non ti preoccupare, amore, la partita è saltata, possiamo stare tranquilli. -
Perfetto, possiamo stare tranquilli.
venerdì 26 settembre 2014
Leggi che ti passa
La strada di Cormac McCarthy (Einaudi, 2007). "Ce la caveremo, vero, papà? Sí. Ce la caveremo. E non ci succederà niente di male. Esatto. Perché noi portiamo il fuoco. Sí. Perché noi portiamo il fuoco". Il mondo sta finendo e un uomo e suo figlio lottano per sopravvivere alla fame, al gelo e alla cattiveria degli ultimi uomini mentre continuano a cercare i "buoni". Il loro legame è l'unica cosa che resiste, che li tiene in vita. Una lettura particolarmente adatta a un'apocalittica estate romana con il pancione.
Shantaram di Gregory D. Roberts (Neri Pozza, 2009). Le avventure infinite (più di 1000 pagine) e totalizzanti, nella Bombey degli anni 80, di un ricercato evaso da un carcere australiano, un medico della bidonville, un contrabbandiere, un eroinomane e un volontario della guerra in Afghanistan che incredibilmente sono la stessa persona (nonché l'autore). Questo libro mi è stato quasi imposto dal libraio che mi vedeva vagare senza meta tra gli scaffali dopo che gli avevo chiesto un saggio. - Che altro vuoi adesso? - mi ha detto con la consueta cortesia romana. - Sto cercando una storiona, un romanzo, ma faccio fatica a concentrarmi - gli ho risposto. Mi ha appioppato questo intreccio di grandi amori, viaggi, tradimenti, amicizie e vendette. Devo ricordarmi di ringraziarlo.
Il meglio della vita di Rona Jaffe (Neri Pozza, 2007). La New York degli anni 50 attraverso gli occhi di quattro ragazze che lavorano in una casa editrice, condividono sogni e catapecchie, si innamorano delle persone sbagliate (o, più raramente, di quelle giuste), escono la sera, bevono troppo, cercano una loro strada lontano da casa. Un testo del 1958 ancora fresco, divertente e "vero". Un'improbabile via di mezzo tra La campana di vetro di Sylvia Plath e Sex and the city.
Acciaio di Silvia Avallone (Rizzoli, 2010). Bello. Mi aspettavo molto e mi ha un po' deluso, come capita spesso in questi casi. È interessante come descrive la decadenza di un mondo che ho conosciuto per lavoro, quando la crisi della Lucchini e la lotta dei suoi operai arrivavano a Roma per il confronto con l'azienda e le istituzioni al ministero dello Sviluppo. Sull'acciaio e gli uomini che lo lavorano, una sorta di aristocrazia della classe operaia, c'è anche il bellissimo saggio di Alessandro Portelli Acciai speciali (Donzelli, 2008).
Hanno passato l'esame, inoltre:
La zia marchesa di Simonetta Agnello Hornby (Feltrinelli, 2004). Torbido ma affascinante.
La ragazza di Charlotte Street di Danny Wallace (Feltrinelli, 2012). Divertente.
Ora sto leggendo
Fear of flying di Erica Jong (Open road media, 40th Anniversary Edition, 2013).
Ma la vera scoperta della gravidanza (grazie, S.) è stata
Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno di Ella Berthoud e Susan Elderkin (Sellerio, 2013). Centinaia e centinaia consigli di lettura per affrontare con un buon libro e un po' di leggerezza le situazioni più disparate dall'allergia all'autostrada al cancro, dall'avere bambini alla nausea, dalla noia alla paura di cadere dagli alberi. Le due autrici raccontano in maniera deliziosa classici e testi quasi sconosciuti, ti fanno venir voglia di leggere di tutto e non mi hanno ancora mai deluso. Per esempio ho trovato La strada alla voce Paternità e Il meglio della vita sotto Avere 30 anni.
mercoledì 24 settembre 2014
Si salvi chi può
All'incombere del termine si stanno scatenando strani eventi naturali e innaturali. Ogni giorno mi sveglio con un nuovo "pezzo" fuori uso, anche non immediatamente connesso alla gravidanza. Ieri è toccato al polso che faceva malissimo, oggi ai polpacci, trafitti dai crampi, poi sono piena di vesciche e di strane bolle. Ma sono soprattutto la casa e A. che stanno dando forfait.
Nell'ultima settimana si sono rotti:
- il frigo,
- la doccia,
- la finestra della camera da letto e la portafinestra della sala,
- due bicchieri
- una tazza,
- il modem,
- si è seccata la pianta di menta e sta per seguirla l'origano,
- e sono certa che ci sono altre cose di cui mi accorgerò troppo tardi per rimediare in tempo.
Spero non siano segni premonitori della nascita di Piccolé e della sua potenza distruttrice: sembra che stia arrivando l'Apocalisse invece che una bambina. Per rilassarmi, visto che non riesco a stare al computer tra la connessione tartaruga e il tutore al polso, ho provato a fare dei biscotti. Me lo ha consigliato una ragazza del corso preparto dopo avermi mandato le foto dei piccoli capolavori che aveva realizzato. Sembrava così facile... ma decisamente ho sbagliato qualche cosa, sono bruttissimi (vedi foto).
ps Non posso farci niente, in fondo in fondo io non ci credo che tra pochissimo una bambina vera (anche se in miniatura) uscirà dalla mia pancia. Mi sembra semplicemente impossibile.
venerdì 19 settembre 2014
-10 all'obiettivo. Scommettiamo che...
Mi preparo ad andare all'ospedale per il monitoraggio come per una festa (del resto me lo hanno fissato dopo le 22, non è così strano fare confusione). Ho il vestito portafortuna e gli orecchini dell'India e i biscotti che mangiavamo a Parigi quando ci siamo conosciuti e anche le caramelle alla Coca Cola che mi piacevano tanto da bambina. Forse sto regredendo all'adolescenza, mi sono appena accorta di avere le unghie blu.
So già che non sarà la volta buona perché stamattina mi ha visitato la Fata Turchina, la dottoressa del consultorio, e ha smentito ancora una volta le mie sensazioni di "parto imminente" ma comunque è un passo in avanti e ormai manca davvero poco, dieci giorni al termine. Abbiamo scommesso con A: vinco io se nasce prima del 28, lui se nasce dopo, è pari se nasce proprio quel giorno. Piccolé, non facciamo scherzi...
lunedì 15 settembre 2014
100 di questi giorni, ma anche no
A. aveva infatti la prima partita di rugby con la nuova squadra romana, un'amichevole. Ma dopo un minuto che era in campo è caduto male in un placcaggio e si è completamente bloccato dal torace al ginocchio. Non dimenticherò la faccia degli infermieri quando hanno visto arrivare in processione me con il pancione di nove mesi e dietro lui, una montagna d'uomo che non si reggeva in piedi per il dolore. Ero preoccupatissima, e sicura che avrei partorito lì.
Già una volta, a Milano, aspettavamo da così tanto che A. fosse dimesso dal pronto soccorso che stavo svenendo pure io, così sono finita nella barella accanto alla sua. Stavolta invece io e Piccolé abbiamo retto. Anche perché all'ospedale sono stati super-efficienti, dopo poco più di un'ora eravamo già fuori con una lastra, un paio di visite specialistiche e una pera di Toradol (Roma-Milano 1-0, sono soddisfazioni). Sembra che A. abbia solo una brutta contusione, più le tre ernie che già conoscevamo.
Ora sono le 4.36, lui se la ronfa e fa brum brum nel sonno vaneggiando di gare di moto con Brunetta (o con una brunetta). Meno male che avevamo iniziato i festeggiamenti del primo anniversario sabato, con una cenetta indiana a Monti e una passeggiatona, non avrei mai immaginato che sarebbero finiti così.
venerdì 12 settembre 2014
Sperlonga - Il gatto non c'è voluto venire
Al monitoraggio:
- Dottore, posso partire per qualche giorno?
- A che settimana sei?
- Alla 38esima.
- E dove vai?
- Non tanto lontano, giusto un paio d'ore da Roma, a Sperlonga.
- Vai, vai. Puoi andare perché è un bel posto. Metti che mi dicevi un postaccio, come Anzio, mica ti ci facevo andare...
Con il nulla osta del dottor Cox (ottenuto soprattutto grazie alla sua approvazione estetica della destinazione) siamo partiti per quattro giorni in campeggio a Sperlonga con canoa e pulmino. La panza che fino al giorno prima si agitava, abbassava e contraeva come se Piccolé dovesse nascere da un momento all'altro all'improvviso si è calmata. E in una cuccetta di nemmeno 1 metro e 50, stretta a un gigante, ho dormito bene come non mi capitava da mesi. Devo avere qualche gene nomade, un viaggio per me è sempre la cura migliore.
I giorni sono passati pigramente, tra bagni e letture, partite a backgammon e scorpacciate di alici (alici fritte, alici arrosto, alici all'aceto, pasta con le alici, sono una nostra passione, ma stavolta abbiamo esagerato: sembravamo finiti dentro quella scena di Forrest Gump sui gamberi). Abbiamo fatto anche qualche passeggiata, con la calma di chi è già stato nei posti e sa che ci tornerà.
E così siamo partiti all'ultimissimo secondo, prima dell'arrivo di Piccolé. Ero così tonda che la canoa continuava a imbarcare acqua. Poi abbiamo visto il limite massimo di peso che poteva portare: 150 kg, A. da solo ne fa 110 e io, diciamo, decisamente più di 40. Meno male che il mare era una tavola.
Con il pulmino ogni viaggio, per quanto piccolo, è un'avventura. Ricordo una gita in montagna di quando ero bambina. Ci aveva fermato la polizia e aveva trovato il Volkswagen stracarico di ragazzini e valige. Guardando il cane Lillo che scodinzolava tra le nostre gambe un poliziotto aveva commentato: "Il gatto non c'è voluto venire?".
venerdì 5 settembre 2014
Metamorfosi compiuta
37esima settimana di gravidanza. Qualche contrazione, panza sempre più bassa, Piccolé in posizione (in realtà era già così alla fine del sesto mese, che sia un po' ansiosetta?). Ormai pesa circa 3 chili ed è lunga 49 cm. "E' pronta" ha detto la radiologa, ma non sembra aver intenzione di nascere.
In effetti, chi glielo fa fare? Nelle ultime settimane mi sono trasformata io in una neonata gigante. Mangio, dormo, faccio il bagnetto, una passeggiata quando non fa troppo caldo. Fino a poco fa ogni tanto esageravo, la panza si gonfiava come un pallone e mi metteva KO per qualche ora. Adesso sono bravissima, Piccolé non potrebbe desiderare di meglio. Mentre se viene fuori si trova in balia del gigante (A.) e della balena (modestamente...), dilettanti allo sbaraglio come non mai.
Mi sono accorta che nonostante dieci incontri del corso preparto non ho idea di come si cambia un pannolino a una mini-bebé. E mi è tornato in mente un film che vedevo sempre da mio nonno Tre uomini e una culla, probabilmente la cosa più simile a una lezione di puericultura io abbia mai fatto. Per esempio mi ricordo che per addormentare la bambina le cantavano Au clair de la lune a più voci, ora non mi resta che convincere il papà a fare il controcanto.
ps A movimentare un po' la routine delle ultime settimane è tornato A. E, sorpresa! Potremmo andare in vacanza la prossima settimana. L'idea è di restare nel giro di 100-150 km da Roma, pronti a dirottare il pulmino sull'ospedale. Chissà se ce la faremo.
venerdì 29 agosto 2014
7 usi non convenzionali del pancione
Cuscino - Anche prima della gravidanza la mia pancia era stata sperimentata in questa funzione, in particolare da mia sorella quando eravamo piccole e aveva gli incubi. Lei, per stare più comoda, ci metteva sopra il suo cuscino prima di poggiare la testa. Ora non è più necessario.
Saltacode - Non funziona sempre e bisogna evitare di esagerare. Per esempio, a una festa del rugby sono andata talmente tante volte a prendere la birra per i miei amici che alla fine il barista ha sbottato: "Ma possibile che fanno venire sempre te! Va' che, se bevi tutta quella birra, il bambino lo anneghi". Ovviamente non era per me. Alla stessa festa mi sono beccata anche un: "Panzona e astemia, meno male che sei incinta, altrimenti saresti la ragazza con cui non uscire mai. Passi cicciotta, ma che neppure beve, no!".
Ariete - Soprattutto ai concerti, ma anche ai saldi, al mercato, alle conferenze stampa, dovunque è necessario farsi strada con un po' di decisione. Panza in fuori e passo marziale, e sei semplicemente inarrestabile.
Ammorbidente - Anche il più duro dei capotreni o degli operatori degli aeroporti si intenerisce di fronte a una quasi-mamma che sta cercando di raggiungere il semi-papà dall'altra parte d'Italia. Anche se ha un bagaglio di troppo o il biglietto sbagliato. È un po' il principio di quel film, Io sto con la sposa in cui, con la scusa di far parte di un (finto) corteo nuziale, cinque profughi palestinesi e siriani riescono ad attraversale l'Europa dall'Italia alla Svezia per chiedere asilo politico. Quale poliziotto di frontiera chiederebbe mai i documenti a una sposa?
Vassoio - È impossibile non macchiarsi di cibo, penne, colori e chi più ne ha più ne metta a causa della distanza innaturale che la panza impone di tenere dai tavoli, ma se ci si rassegna a stare sdraiati il pancione diventa un comodo appoggiatutto: brevettato in particolare per pc, libri e riviste, può rivelarsi utile (con un po' di pratica) anche per le coppe di frutta o di gelato.
Salvagente - Non so per quale motivo scientifico ma la panza galleggia tantissimo. Continua ad affiorare dall'acqua anche quando provi a stare in verticale. Potrebbe essere usata in caso di naufragio, come una specie di boa umana.
Scusa universale - Ritardatari cronici, una gravidanza è quello che fa per voi. Di fronte alle dimensioni da cetaceo, allo sguardo da triglia e al caratteristico passo da papera chi saprà tenervi il muso per qualche decina di minuti di attesa? Effetti collaterali: da non usare con amici, colleghi e parenti ansiosi, se non rispondete entro tre squilli del telefono già vi immaginano in pieno parto, bloccate nel traffico e con un tassista come ostetrica.
martedì 26 agosto 2014
Nono mese - punto stampa
"Grazie a tutti di essere qui. Siamo a -1 dalla fine del campionato e siamo contenti di essere ancora in corsa per la vittoria. Sentiamo il peso di questa lunga stagione sulle nostre spalle e le condizioni del campo non ci aiutano ma siamo determinati a fare bene e a regalare belle emozioni ai nostri tifosi.
Colgo l'occasione per ringraziarli di non averci mai fatto mancare il loro supporto, questo fa veramente tanto, sono il nostro uomo in più. Soprattutto alla 33esima settimana, quando abbiamo rischiato di essere sbattuti fuori, averli al nostro fianco ha fatto davvero la differenza.
Voglio dedicare questo risultato al mio papà che non ha mai smesso di crederci. Mentre altri giocatori (vero, mamma?) hanno mostrato un disfattismo agghiacciante ed erano pronti ad arrendersi. Ora possiamo guardare avanti con ottimismo, consapevoli delle nostre capacità nello stretto e decisi a costruire tanto e bene. Daje forte".
sabato 23 agosto 2014
Ebola e pannolini
Oggi leggo il giornale e cosa ti scopro? Che l'Organizzazione mondiale della sanità ha chiesto all'Italia di occuparsi del trasporto e della cura dei malati di ebola fuori dall'area di crisi (e questa sarebbe anche una buona notizia, per una volta un attestato di stima internazionale). Ma indovinate un po' in quale ospedale sarebbero portati tutti i malati? Esatto! Proprio dove nascerà Piccolé. Tanto valeva passare le vacanze in Nigeria anziché a Ladispoli. Ora mi dico: andrà tutto bene, se li manderanno qui vuol dire che sanno come fare per gestire l'epidemia e le attività normali come i parti. Vero che lo sanno?
ps Qualche settimana fa fuori dall'ospedale è comparso lo striscione nella foto. I Dangefò giurano di non entrarci niente, ma io non ne sono mica tanto sicura...
martedì 19 agosto 2014
Deja vu
- Sai che nonno viveva già a Torino quando è nata mamma? Ero incinta e ho preferito rimanere a Roma per partorire. Lo abbiamo chiamato quando iniziava il travaglio e lui ha guidato tutta la notte. Quando è arrivato era mattina e la bambina era già nata. Ho partorito sul tavolo della cucina dei miei, con un'ostetrica, poi mi hanno portato a letto in braccio. Ho traslocato al Nord pochi mesi dopo, appena abbiamo battezzato la piccola. Avevamo una casa austera e cupa, faceva freddo, non è stato facile -.
Nonna continuava a chiedermi se mi sarei trasferita di nuovo al Nord con Piccolé, poi ha iniziato a raccontare.
Ps Nonostante la decisione di provare a vivere a Roma, sembra più difficile del previsto per A. stabilirsi qui in modo relativamente stabile. È ripartito di nuovo, tornerà quando sarò al nono mese inoltrato. Meno male che adesso c'è il Frecciarossa e può essere a Roma in tre ore (non si offendano i No Tav ma io amo l'Alta velocità, mi ha cambiato la vita). Credo che anche nell'ipotesi di un travaglio super flash farà in tempo ad arrivare per la nascita di Piccolé.
mercoledì 13 agosto 2014
Memorie dalla Panza
Mi piace ballare tutta la notte e poi ronfare fino all'ora di pranzo.
Mi piace il mare e fare il bagno.
Mi piacciono la cioccolata, la mozzarella e il cocomero.
Mi piace la signora del forno che mi regala i biscotti.
Mi piace camminare per ore.
Mi piace papà quando mette la faccia sulla panza o ride ad alta voce.
Mi piace il pugilato.
Mi piace Bob Marley (se non si può avere un po' di musica classica come dico io).
Mi piace la mucca, o sonaglio chiama-angeli che dir si voglia.
Mi piace la poltrona a righe.
Non mi piacciono i clacson, le teleconferenze, il traffico.
Non mi piacciono quelli che litigano.
Non mi piace l'odore dell'ammorbidente (invece la candeggina è "da sballo").
Non mi piace la stazione.
Non mi piace la vicina strillona.
Non mi piacciono i film lunghi e quelli che fanno paura.
Non mi piace fare shopping.
Non mi piacciono i Metallica (anche se papà dice che sto solo pogando).
Non mi piace la metropolitana.
Non mi piace stare seduta tranquilla.
Ci voleva tanto?"
lunedì 11 agosto 2014
Sul Litorale
I nordicissimi genitori di A. hanno preso una casetta al mare, vicino Roma, per prepararsi all'arrivo di Piccolé. Il risultato nell'insieme è più che soddisfacente, ma l'operazione ha presentato qualche imprevisto.
Una piccola prova è che, nonostante siano a meno di 30 chilometri dalla Capitale, ogni volta che parlano di una nuova amicizia salta fuori che è di Varese, di Milano o al massimo di Vicenza. Come abbiano fatto a trovare anche quaggiù un'enclave lombardo-veneta resta un mistero.
Il Nord gli manca e si vede da tanti piccoli dettagli, come il puré di patate che compare a tavola all'infuocata ora di pranzo (ad agosto) e il "saltimbocca alla romana" dopato da un'aggiunta di fontina e speck. Restano convinti, inoltre, che Solbiate Arno sia molto più fornita di Roma di cibo e generi di ristoro (per esempio il parmigiano se lo portano rigorosamente da casa ogni volta).
E, abituati ai villaggi sul Mar Rosso, si sono adeguati alla meglio allo stabilimento "vintage" con le sdraio scricchiolanti, la cedrata Tassoni e i regazzini coatti al biliardino (pare uscito da Poveri ma belli). Solo di fronte ai teppistelli più scatenati alzano uno sguardo preoccupato e domandano: Ma a Piccolé le lascerete fare così?
Ps. Intanto a Roma
Un passante fa ad A. - Nun è che c'hai un accento proprio de Caserta, da ndo vieni?
- Sono di Varese, ho sposato una romana.
- ...E te sei preso 'sta croce!
- Sa che non è il primo che me lo dice?
- È che noi romani semo stronzi, ma ce lo potemo dì sortanto noi.
Pps. A. legge il post e si indigna - Guarda che sul parmigiano c'hanno ragione loro! - Ecco, appunto.
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sabato 9 agosto 2014
Casalinghe disperate, puffi secchioni e Tomb Raider
E all'improvviso quel momento è arrivato. Niente più lavoro, sono in ferie! È una liberazione, ma fa anche un po' paura. Tutto questo tempo libero e troppe domande su cosa succederà adesso. Anche perché l'inizio della "maternità" è stato movimentato da un falso allarme travaglio che mi ha immobilizzata a casa per due giorni. Tutta la mia solidarietà va a chi ha dovuto passare così gran parte della gravidanza.
Ora che mi sono rialzata e ho finito di lavare tutte le cose di Piccolé, montare la culla, organizzare fasciatoio e simili devo decidere che fare della mia vita (almeno nelle prossime sei settimane e mezzo). Intanto, per non saper né leggere né scrivere, ho fatto il corso di ginnastica preparto di Heidi Klum perché qualunque cosa mi riserverà il futuro sarebbe bello affrontarlo da figacciona. Poi mi sono messa a visualizzare le opzioni disponibili.
Imparo a cucire. È un vecchio sogno ma sono paziente e precisa come un grizzly.
Parto da sola anche se A. lavora, io me ne vado al mare.
Mi dò al bricolage e sistemo casa una volta per tutte.
Raggiungo amici in vacanza.
Inizio a studiare per il Concorsone (la solita secchiona).
Vado a Milano nella mia migliore interpretazione della mogliettina anni 50.
Mi trasferisco in campagna.
Tiro fuori la reflex e vado in cerca di avventure.
Rapisco A. e me lo porto lontano.
Entro in letargo.
ps Al momento l'ipotesi più accreditata è: le faccio tutte!
domenica 27 luglio 2014
Mamme mangia-rane alla riscossa
Era facile e non ci avevo pensato. Volevo sapere come far posto alla pupa in una casa dove non ce n'è? Come viaggiare con lei ancora in fasce? Come tornare ad avere una vita sociale, una vita di coppia e un girovita da vespa dopo il parto? Bastava cercare sul web in francese.
Io non sono particolarmente francofila. Ho vissuto a Parigi con la netta sensazione di corteggiarla e di essere respinta. Sono stata bene ma, dopo un anno, ero felice di tornare alla mia Roma. Da allora i parigini mi stanno un po' antipatici. Però devo ammettere che le mamme francesi sono un portento: grazie anche a uno stato sociale che noi ce lo sogniamo, fanno un sacco di figli, lavorano, sono belle, colte, avventurose.
Ho letto qualche tempo fa un articolo che diceva che le donne incinte di tutto il mondo cercano più o meno le stesse cose su Internet. Dalla mia esperienza non è tanto vero (sicuramente è diverso quello che TROVANO su Internet). Cerchi in italiano "viaggiare con figli piccoli" e trovi mamme che scrivono che non è poi impossibile, per esempio loro sono andate in Costa Smeralda con i loro pargoli di... sette anni! Lo cerchi in francese e trovi bebè di cinque mesi che sono stati in viaggio on the road a Cuba, a sette mesi in Thailandia, a 10 mesi in India (e sembrano sopravvissuti).
Allo stesso modo su cibo, sesso e lavoro le francesi sembrano capaci di ottenere quello che vogliono senza fare troppe rinunce. Forse è il caso di scopiazzarle un po', come con i vestiti, ma senza dirlo ad alta voce (mica gli posso dare questa soddisfazione).
ps Qualche dato Eurostat: la Francia è il primo Paese in Europa per fecondità con 2,01 figli per donna (l'Italia si ferma a 1,43, la media Ue è di 1,58) e al tempo stesso ha un tasso di occupazione femminile del 60% (contro il nostro 47,1% e una media Ue del 58,6%). Niente male. Certo, aiuta che i bambini francesi sotto i tre anni che vanno all'asilo nido sono il 46%, quasi il doppio di quelli italiani (26%) e molti di più della media europea (30%).
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mercoledì 23 luglio 2014
Nelle Langhe senza rete - Collisioni con Neil Young a Barolo
Avevamo bisogno di staccare la spina. Un monastero tibetano sarebbe stato l'ideale, ma dubito che mi avrebbero ammesso con la mia parlantina e non era proprio facile da raggiungere per solo un paio di giorni. Le Langhe hanno fatto al caso nostro.
La macchina di A. era annegata nell'ultima esondazione del Seveso e da allora non dava segni di vita, i biglietti per il concerto di Neil Young erano esauriti da tempo e il meteo prometteva diluvi, ma abbiamo deciso di prendere in prestito un'auto e partire lo stesso per il festival Collisioni a Barolo.
Rinfrancati e incoraggiati da un'ammucchiata di amici nordici con figli, che sono venuti a salutarci prima della partenza da Varese (e a dimostrarci ancora una volta che c'è una vita dopo la panza), abbiamo preso così la via delle vigne. Un paio d'ore dopo eravamo nel fienile di un agriturismo (Casa Matilda a Dogliani) a mangiare crostata e bere succo di frutta fatto in casa, circondati da vigneti, castelli e leggende.
Rinfrancati e incoraggiati da un'ammucchiata di amici nordici con figli, che sono venuti a salutarci prima della partenza da Varese (e a dimostrarci ancora una volta che c'è una vita dopo la panza), abbiamo preso così la via delle vigne. Un paio d'ore dopo eravamo nel fienile di un agriturismo (Casa Matilda a Dogliani) a mangiare crostata e bere succo di frutta fatto in casa, circondati da vigneti, castelli e leggende.
Qui i borghi sono a forma di cuore, il vino è una specie di religione e non c'è sentiero che non racconti una storia. Quelle preferite di A. hanno a che fare con i catari, degli eretici dell'anno mille che imperversavano da queste parti (e nei fumetti di Martin Mystere) prima di finire al rogo a Milano.
A rendere tutto più rilassante ci ha pensato la quasi totale assenza di rete per i cellulari tra i tornanti e le colline. Così siamo riusciti a mettere in pratica, almeno per un paio di giorni, il proposito di essere un po' meno iperconnessi in vista dell'arrivo di Piccolé. Incredibile! Due giorni (quasi) senza smartphone e siamo sopravvissuti, ma ce la siamo vista brutta.
La mancanza di segnale telefonico ha aggiunto infatti un lato avventuroso al fine settimana quando, all'una e mezza di notte, dopo il concerto abbiamo rischiato di rimanere impantanati nel campo dove qualche ora prima ci aveva fatto parcheggiare la protezione civile (subito prima di chiuderlo e dichiararlo inagibile perché iniziava a diluviare). Poi abbiamo saputo che in diversi hanno passato la notte in macchina in attesa del carrattrezzi. Noi, in qualche modo, siamo riusciti a uscire dal fango e a tornare nel terzo millennio.
Ps In alcuni momenti è sembrato davvero di fare un viaggio nel tempo, per esempio a spasso nel borghi di Serralunga e Monforte, deserti il lunedì pomeriggio, o a tavola alla Trattoria della Posta a Monforte, una locanda aperta dal 1875 per rifocillare i viaggiatori e gestita ancora dalla stessa famiglia, i Massolino. Io ho preso una zuppa di zucca e un assaggio di formaggi (buonissimi), A. si è innamorato della carne cruda con il tartufo e dei tagliolini 30 tuorli al ragù (una cosina leggera). Per non parlare del vino della casa... un barolo.
Anche il festival è stato al di sopra delle aspettative, il primo giorno ci siamo imbattuti per caso in uno spettacolo di Dario Fo, un concerto di Caparezza e uno di Jonatan Coe (sì, lo scrittore). Per il secondo giorno abbiamo trovato i biglietti per Neil Young (amato da A. soprattutto come padre spirituale del solito Eddie Vedder) e siamo finiti, grazie alla mia panza ormai esplosiva, fino a un'area protetta sotto il palco.
A rendere tutto più rilassante ci ha pensato la quasi totale assenza di rete per i cellulari tra i tornanti e le colline. Così siamo riusciti a mettere in pratica, almeno per un paio di giorni, il proposito di essere un po' meno iperconnessi in vista dell'arrivo di Piccolé. Incredibile! Due giorni (quasi) senza smartphone e siamo sopravvissuti, ma ce la siamo vista brutta.
La mancanza di segnale telefonico ha aggiunto infatti un lato avventuroso al fine settimana quando, all'una e mezza di notte, dopo il concerto abbiamo rischiato di rimanere impantanati nel campo dove qualche ora prima ci aveva fatto parcheggiare la protezione civile (subito prima di chiuderlo e dichiararlo inagibile perché iniziava a diluviare). Poi abbiamo saputo che in diversi hanno passato la notte in macchina in attesa del carrattrezzi. Noi, in qualche modo, siamo riusciti a uscire dal fango e a tornare nel terzo millennio.
Ps In alcuni momenti è sembrato davvero di fare un viaggio nel tempo, per esempio a spasso nel borghi di Serralunga e Monforte, deserti il lunedì pomeriggio, o a tavola alla Trattoria della Posta a Monforte, una locanda aperta dal 1875 per rifocillare i viaggiatori e gestita ancora dalla stessa famiglia, i Massolino. Io ho preso una zuppa di zucca e un assaggio di formaggi (buonissimi), A. si è innamorato della carne cruda con il tartufo e dei tagliolini 30 tuorli al ragù (una cosina leggera). Per non parlare del vino della casa... un barolo.
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domenica 20 luglio 2014
Insomnia
C'è qualcosa di peggio di doversi svegliare alle 5 e mezza per lavoro, come fa A. di tanto in tanto. Svegliarsi alle 5 e mezza e trovarsi accanto una donna incinta con due occhi (molto) a palla e un miliardo di idee per la testa. Insonne da un'ora e mezza e con voglia di chiacchierare.
A. reagisce grugnendo -Ti preparo la colazione - e si rifugia in cucina. Poi prenota il primo treno per Milano. Da quando mi sveglio prestissimo le sue trasferte a Roma sono stranamente molto più rare e brevi. Ma il dottor Cox, il ginecologo, ha detto che non c'è molto da fare.
- E poi mi capita di svegliarmi alle 4.
- Un po' di insonnia della gravidanza è normale. Ma ti svegli e te ne stai buona e tranquilla o ti svegli e dai fastidio?
- Sto abbastanza tranquilla (dopo che ha suonato la sveglia di A. non vale).
- Bene, se no ti davo qualcosa per dormire.
- Ma non può darmelo lo stesso?
- Meglio di no.
Come stupirsi poi che A. lo adori? Del resto - Lui non c'è? - è la prima cosa che mi chiede il dottore quando mi vede da sola.
Dalle 4-4 e mezza alle 6, quando A. è a Milano, riesco a fare un sacco di cose:
- E poi mi capita di svegliarmi alle 4.
- Un po' di insonnia della gravidanza è normale. Ma ti svegli e te ne stai buona e tranquilla o ti svegli e dai fastidio?
- Sto abbastanza tranquilla (dopo che ha suonato la sveglia di A. non vale).
- Bene, se no ti davo qualcosa per dormire.
- Ma non può darmelo lo stesso?
- Meglio di no.
Come stupirsi poi che A. lo adori? Del resto - Lui non c'è? - è la prima cosa che mi chiede il dottore quando mi vede da sola.
Dalle 4-4 e mezza alle 6, quando A. è a Milano, riesco a fare un sacco di cose:
- mangio uno spuntino (le calorie notturne non contano, si sa),
- scrivo (ora sono le 5.47),
- sento la musica (ho una playlist apposta, forse la porterò in ospedale),
- leggo (mai sfruttato così tanto l'abbonamento a Internazionale),
- studio strategie di arredamento (ancora non ho capito come faremo entrare Piccolé qua dentro)
- programmo viaggi e spostamenti vari (Roma-Milano e molto oltre)
- faccio un po' di pilates (per assurdo ho sospeso la palestra alla fine del settimo mese non per la panza ma perché lavoravo troppo per andarci).
Poi, verso le 6 mi riaddormento come se niente fosse.
ps Quello prima dell'alba non è un brutto momento della giornata (se non lo scontassi poi con un sonno assassino a partire da mezzogiorno sarebbe anche meglio). E sono convinta che mi sta facendo bene, in vista dell'arrivo di Piccolé, iniziare a "disintossicarmi" dalla mia dipendenza dal sonno.
Fino a pochissimo tempo fa, infatti, mi trasformavo in un orco se non dormivo almeno 7-7 ore e mezza al giorno. Era una delle cose che mi spaventava di più della maternità: la certezza che se non fossi riuscita a riposare sarei stata sicuramente una pessima madre. Adesso invece mi capita di dormire 5-6 ore a notte ed essere rinco, sì, ma non poi così arrabbiata con il mondo.
ps Quello prima dell'alba non è un brutto momento della giornata (se non lo scontassi poi con un sonno assassino a partire da mezzogiorno sarebbe anche meglio). E sono convinta che mi sta facendo bene, in vista dell'arrivo di Piccolé, iniziare a "disintossicarmi" dalla mia dipendenza dal sonno.
Fino a pochissimo tempo fa, infatti, mi trasformavo in un orco se non dormivo almeno 7-7 ore e mezza al giorno. Era una delle cose che mi spaventava di più della maternità: la certezza che se non fossi riuscita a riposare sarei stata sicuramente una pessima madre. Adesso invece mi capita di dormire 5-6 ore a notte ed essere rinco, sì, ma non poi così arrabbiata con il mondo.
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