4.357 giorni insieme, a 624 km di distanza, 2.734 ore in treno e ora… aspettiamo un bambino!
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sabato 4 ottobre 2014
40 settimane e tre giorni dopo...
Ci penso io che mamma è un po' stanca. Sono arrivata il primo ottobre alle 14.02, blu come un puffo e bellissima. Mi hanno chiamato Sara, ma per tutti resto Piccolé. In realtà sono grande, grandissima, peso più di 3 chili e mezzo e sono alta 53 centimetri, del resto con il papà più grande del mondo…
Ho dovuto farmi un po' attendere, alla fine sono nata proprio nel giorno in cui mamma e papà si sono incontrati, 12 anni fa. Sorpresa! E poi anche questo diario, se mamma voleva che nascessi prima lo poteva chiamare 37 settimane e mezzo, quando una fa una scelta deve portarla fino in fondo. Ok, forse sono testona come lei. Per il resto ho le labbra carnose e gli occhi blu (per ora) del mio papà e anche un'orecchia un po' accartocciata da rugbista. Ho le mani e i piedi lunghissimi e rugosetti come una tartaruga delle Galapagos. Non mi sto ferma un secondo tranne al mattino, quando mi piace ronfare fino a tardi. Ho sempre fame anzi, già che mi ci fate pensare… TETTAAAAAAAAAAAAA!
martedì 30 settembre 2014
10 buoni propositi per il Giorno della marmotta
Aspettando il parto il tempo si è fermato, sembra di stare in quel film con Bill Murray Ricomincio da capo (Il giorno della marmotta). Ogni giorno mi sveglio nella stessa giornata, forse Piccolé nascerà quando riuscirò a mettere a posto tutti i pezzi.
1. Fare i biscotti senza che passino dallo stadio 'crudi e mollicci' a quello di 'cookies fossili dell'età della pietra'.
2. Studiare per il concorsone per più di 20 minuti e leggere i giornali per davvero, senza fare finta.
3. Non maledire la 15esima telefonata della giornata che chiede: novità? Né i whats up del corso preparto dove sembra che tutte (ma proprio TUTTE le altre) abbiano già partorito.
4. Tenere la casa in ordine, o almeno sotto controllo, per più di 12 ore (poi torna A. e diventa impossibile).
5. Non pesarmi per nulla al mondo (la bilancia è il Nemico ancora di più delle pizzette con le olive che mi regalano al forno).
6. Camminare senza cedere né alla spinta agonistica (negli ultimi giorni ho fatto anche 12 piani di scale in salita e marciato per più di tre ore) né alla voglia di shopping compulsivo.
7. Non perdermi su Internet cercando 'induzione del parto fai da te' o simili. Della serie: può pinguino indurre parto? Cerca pinguino su ebay.
8. Non commuovermi fino ai singhiozzi guardando 16 anni incinta (una volta A. è tornato prima dal lavoro e si è spaventato).
9. Non dare fuoco al libro sulla gravidanza che dice: a quest'ora dovreste già avere tra le braccia il vostro bambino.
10. Non cedere alla tentazione di comprare un biglietto di sola andata per molto ma molto lontano e non tornare più.
domenica 28 settembre 2014
Tempo scaduto
Piccolé, intanto, continua a bussare là in basso, ma non le apre nessuno. Ieri, al monitoraggio, continuava a suonare l'allarme perché il suo cuoricino correva come un matto. Povera bambina, dev'essere anche lei emozionatissima. Il dottor Cox dice che siamo nelle "condizioni ideali" ma non vediamo l'ora che nasca.
ps Le ragazze incinte sono abituate a sentirsi dire di tutto. Ma i Dangefò come al solito sono imbattibili e imprevedibili. Alcune perle:
ASSEGNO DI MATERNITA' E NOSTALGIE - Solo cinque mesi? Pensa che nella Germania Est c'erano tre anni di maternità per tutte le lavoratrici, tre anni! Ma noi continuiamo a parlare come se la DDR fosse solo la Stasi. -
GRAVIDANZA E FEMMINISMI - Ti hanno detto che con quei fianchi sembri fatta a posta per fare bambini? Che cosa orribile! -
QUESTIONI DI PESO - Sei in ansia per la ciccia? Non dirlo a me, ho superato i 45 chili. Ma ti rendi conto? - (Conversazione avvenuto quando l'ago della mia bilancia segnava già più di 70 chili).
PRIORITA' DEL NEO-PAPA' - Domenica scade il termine della gravidanza. Non ti preoccupare, amore, la partita è saltata, possiamo stare tranquilli. -
Perfetto, possiamo stare tranquilli.
mercoledì 24 settembre 2014
Si salvi chi può
All'incombere del termine si stanno scatenando strani eventi naturali e innaturali. Ogni giorno mi sveglio con un nuovo "pezzo" fuori uso, anche non immediatamente connesso alla gravidanza. Ieri è toccato al polso che faceva malissimo, oggi ai polpacci, trafitti dai crampi, poi sono piena di vesciche e di strane bolle. Ma sono soprattutto la casa e A. che stanno dando forfait.
Nell'ultima settimana si sono rotti:
- il frigo,
- la doccia,
- la finestra della camera da letto e la portafinestra della sala,
- due bicchieri
- una tazza,
- il modem,
- si è seccata la pianta di menta e sta per seguirla l'origano,
- e sono certa che ci sono altre cose di cui mi accorgerò troppo tardi per rimediare in tempo.
Spero non siano segni premonitori della nascita di Piccolé e della sua potenza distruttrice: sembra che stia arrivando l'Apocalisse invece che una bambina. Per rilassarmi, visto che non riesco a stare al computer tra la connessione tartaruga e il tutore al polso, ho provato a fare dei biscotti. Me lo ha consigliato una ragazza del corso preparto dopo avermi mandato le foto dei piccoli capolavori che aveva realizzato. Sembrava così facile... ma decisamente ho sbagliato qualche cosa, sono bruttissimi (vedi foto).
ps Non posso farci niente, in fondo in fondo io non ci credo che tra pochissimo una bambina vera (anche se in miniatura) uscirà dalla mia pancia. Mi sembra semplicemente impossibile.
lunedì 15 settembre 2014
100 di questi giorni, ma anche no
A. aveva infatti la prima partita di rugby con la nuova squadra romana, un'amichevole. Ma dopo un minuto che era in campo è caduto male in un placcaggio e si è completamente bloccato dal torace al ginocchio. Non dimenticherò la faccia degli infermieri quando hanno visto arrivare in processione me con il pancione di nove mesi e dietro lui, una montagna d'uomo che non si reggeva in piedi per il dolore. Ero preoccupatissima, e sicura che avrei partorito lì.
Già una volta, a Milano, aspettavamo da così tanto che A. fosse dimesso dal pronto soccorso che stavo svenendo pure io, così sono finita nella barella accanto alla sua. Stavolta invece io e Piccolé abbiamo retto. Anche perché all'ospedale sono stati super-efficienti, dopo poco più di un'ora eravamo già fuori con una lastra, un paio di visite specialistiche e una pera di Toradol (Roma-Milano 1-0, sono soddisfazioni). Sembra che A. abbia solo una brutta contusione, più le tre ernie che già conoscevamo.
Ora sono le 4.36, lui se la ronfa e fa brum brum nel sonno vaneggiando di gare di moto con Brunetta (o con una brunetta). Meno male che avevamo iniziato i festeggiamenti del primo anniversario sabato, con una cenetta indiana a Monti e una passeggiatona, non avrei mai immaginato che sarebbero finiti così.
sabato 6 settembre 2014
Come Quelli di Beverly Hills
Ieri giornata da Beverly Hills, anzi da quel cartone ancora più scapestrato Siamo quelli di Beverly Hills. Mi mancava solo una limousine con piscina per scarrozzarmi da un appuntamento all'altro.
Ecco la mia agenda:
11.00 Visita ostetrica
13.00 Pranzo con un'amica di passaggio a Roma
15.30 Parrucchiere
17.00 Estetista
18.30 Incontro al Maxxi Partorire con l'arte. L'arte di partorire.
Ora sono (quasi) pronta al grande giorno di Flavia e Andrea.
domenica 31 agosto 2014
Di future mamme e future spose
Chiacchierando a cena - Come mai conosci così bene Milano?
- Ci ho vissuto quattro anni ed è nato lì vicino il mio ragazzo.
Tutte a ridere: - Il tuo ragazzo? E che è, il tuo fidanzatino? Certo, e poi hai vent'anni e negli ultimi mesi hai solo messo su qualche chilo…
Non pensavo sarebbe stato così facile dimenticare di essere "diventata grande".
ps A proposito di "diventare grandi" oggi è il compleanno della mia cugina-gemella, siamo inseparabili e facciamo a capocciate da quando è nata, quattro mesi esatti dopo di me. Per festeggiarla abbiamo continuato a stare insieme con una domenica di chiacchiere e caffè. Ho scoperto che non conosceva alcune belle righe sui trentenni di Oriana Fallaci (del 1965, prima che rincitrullisse) e così gliele ho dedicate:
Sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni!
Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi.
Siamo un campo di grano maturo, a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e in avanti, a meditare sulla nostra fortuna.
venerdì 29 agosto 2014
7 usi non convenzionali del pancione
Cuscino - Anche prima della gravidanza la mia pancia era stata sperimentata in questa funzione, in particolare da mia sorella quando eravamo piccole e aveva gli incubi. Lei, per stare più comoda, ci metteva sopra il suo cuscino prima di poggiare la testa. Ora non è più necessario.
Saltacode - Non funziona sempre e bisogna evitare di esagerare. Per esempio, a una festa del rugby sono andata talmente tante volte a prendere la birra per i miei amici che alla fine il barista ha sbottato: "Ma possibile che fanno venire sempre te! Va' che, se bevi tutta quella birra, il bambino lo anneghi". Ovviamente non era per me. Alla stessa festa mi sono beccata anche un: "Panzona e astemia, meno male che sei incinta, altrimenti saresti la ragazza con cui non uscire mai. Passi cicciotta, ma che neppure beve, no!".
Ariete - Soprattutto ai concerti, ma anche ai saldi, al mercato, alle conferenze stampa, dovunque è necessario farsi strada con un po' di decisione. Panza in fuori e passo marziale, e sei semplicemente inarrestabile.
Ammorbidente - Anche il più duro dei capotreni o degli operatori degli aeroporti si intenerisce di fronte a una quasi-mamma che sta cercando di raggiungere il semi-papà dall'altra parte d'Italia. Anche se ha un bagaglio di troppo o il biglietto sbagliato. È un po' il principio di quel film, Io sto con la sposa in cui, con la scusa di far parte di un (finto) corteo nuziale, cinque profughi palestinesi e siriani riescono ad attraversale l'Europa dall'Italia alla Svezia per chiedere asilo politico. Quale poliziotto di frontiera chiederebbe mai i documenti a una sposa?
Vassoio - È impossibile non macchiarsi di cibo, penne, colori e chi più ne ha più ne metta a causa della distanza innaturale che la panza impone di tenere dai tavoli, ma se ci si rassegna a stare sdraiati il pancione diventa un comodo appoggiatutto: brevettato in particolare per pc, libri e riviste, può rivelarsi utile (con un po' di pratica) anche per le coppe di frutta o di gelato.
Salvagente - Non so per quale motivo scientifico ma la panza galleggia tantissimo. Continua ad affiorare dall'acqua anche quando provi a stare in verticale. Potrebbe essere usata in caso di naufragio, come una specie di boa umana.
Scusa universale - Ritardatari cronici, una gravidanza è quello che fa per voi. Di fronte alle dimensioni da cetaceo, allo sguardo da triglia e al caratteristico passo da papera chi saprà tenervi il muso per qualche decina di minuti di attesa? Effetti collaterali: da non usare con amici, colleghi e parenti ansiosi, se non rispondete entro tre squilli del telefono già vi immaginano in pieno parto, bloccate nel traffico e con un tassista come ostetrica.
martedì 19 agosto 2014
Deja vu
- Sai che nonno viveva già a Torino quando è nata mamma? Ero incinta e ho preferito rimanere a Roma per partorire. Lo abbiamo chiamato quando iniziava il travaglio e lui ha guidato tutta la notte. Quando è arrivato era mattina e la bambina era già nata. Ho partorito sul tavolo della cucina dei miei, con un'ostetrica, poi mi hanno portato a letto in braccio. Ho traslocato al Nord pochi mesi dopo, appena abbiamo battezzato la piccola. Avevamo una casa austera e cupa, faceva freddo, non è stato facile -.
Nonna continuava a chiedermi se mi sarei trasferita di nuovo al Nord con Piccolé, poi ha iniziato a raccontare.
Ps Nonostante la decisione di provare a vivere a Roma, sembra più difficile del previsto per A. stabilirsi qui in modo relativamente stabile. È ripartito di nuovo, tornerà quando sarò al nono mese inoltrato. Meno male che adesso c'è il Frecciarossa e può essere a Roma in tre ore (non si offendano i No Tav ma io amo l'Alta velocità, mi ha cambiato la vita). Credo che anche nell'ipotesi di un travaglio super flash farà in tempo ad arrivare per la nascita di Piccolé.
venerdì 15 agosto 2014
Dopo l'Apocalisse
La Panza cresce in una Roma deserta e infuocata dove diventa un'avventura qualsiasi incombenza. Ieri pomeriggio, per esempio, è stato dedicato alla missione: spedire una lettera. I francobolli sembravano estinti da secoli, a sentire l'unico tabaccaio ancora aperto.
Ho l'impressione di vivere in uno di quei film post apocalittici in cui, dopo un'invasione aliena o un disastro naturale, sono sopravvissute poche decine di umani che vanno avanti nascondendosi alla luce del sole. Dopo giorni, ho individuato il ritrovo della resistenza degli uomini: villa Pamphili dalle sette di sera in poi, quando le ombre si allungano e offrono protezione contro il solleone.
Gli ultimi esemplari della specie umana vengono qui, e si allenano o meditano salutando il tramonto in posizioni yoga. Corrono quasi tutti, mentre l'aria si fa meno incandescente: adolescenti brufolosi, pensionati con i cani, maniaci del fitness, bonazze. Forse si preparano alla battaglia finale.
Corre anche A., che ha ripreso gli allenamenti per cercare da settembre una squadra da rugby nella Capitale (è forse la prova più tangibile della sua determinazione a trasferirsi qui). Io e Piccolé facciamo del nostro meglio, ma correre adesso è impossibile, passeggiamo su e giù per le collinette, tentando di nascondere il fiatone e di non farci attaccare dalle tartarughe mannare*. Se mai arriverà un'astronave a salvarci dobbiamo conquistarci il nostro posto a bordo.
* A proposito di tartarughe carnivore, non ne ho mai viste di aggressive e violente come quelle di questo parco, sbranano anatre e cigni, sarà un altro segnale dell'Apocalisse?
Ps Astronave o non astronave, noi ce ne andiamo in campagna fino a domenica. Buon ferragosto a tutti!
mercoledì 13 agosto 2014
Memorie dalla Panza
Mi piace ballare tutta la notte e poi ronfare fino all'ora di pranzo.
Mi piace il mare e fare il bagno.
Mi piacciono la cioccolata, la mozzarella e il cocomero.
Mi piace la signora del forno che mi regala i biscotti.
Mi piace camminare per ore.
Mi piace papà quando mette la faccia sulla panza o ride ad alta voce.
Mi piace il pugilato.
Mi piace Bob Marley (se non si può avere un po' di musica classica come dico io).
Mi piace la mucca, o sonaglio chiama-angeli che dir si voglia.
Mi piace la poltrona a righe.
Non mi piacciono i clacson, le teleconferenze, il traffico.
Non mi piacciono quelli che litigano.
Non mi piace l'odore dell'ammorbidente (invece la candeggina è "da sballo").
Non mi piace la stazione.
Non mi piace la vicina strillona.
Non mi piacciono i film lunghi e quelli che fanno paura.
Non mi piace fare shopping.
Non mi piacciono i Metallica (anche se papà dice che sto solo pogando).
Non mi piace la metropolitana.
Non mi piace stare seduta tranquilla.
Ci voleva tanto?"
lunedì 11 agosto 2014
Sul Litorale
I nordicissimi genitori di A. hanno preso una casetta al mare, vicino Roma, per prepararsi all'arrivo di Piccolé. Il risultato nell'insieme è più che soddisfacente, ma l'operazione ha presentato qualche imprevisto.
Una piccola prova è che, nonostante siano a meno di 30 chilometri dalla Capitale, ogni volta che parlano di una nuova amicizia salta fuori che è di Varese, di Milano o al massimo di Vicenza. Come abbiano fatto a trovare anche quaggiù un'enclave lombardo-veneta resta un mistero.
Il Nord gli manca e si vede da tanti piccoli dettagli, come il puré di patate che compare a tavola all'infuocata ora di pranzo (ad agosto) e il "saltimbocca alla romana" dopato da un'aggiunta di fontina e speck. Restano convinti, inoltre, che Solbiate Arno sia molto più fornita di Roma di cibo e generi di ristoro (per esempio il parmigiano se lo portano rigorosamente da casa ogni volta).
E, abituati ai villaggi sul Mar Rosso, si sono adeguati alla meglio allo stabilimento "vintage" con le sdraio scricchiolanti, la cedrata Tassoni e i regazzini coatti al biliardino (pare uscito da Poveri ma belli). Solo di fronte ai teppistelli più scatenati alzano uno sguardo preoccupato e domandano: Ma a Piccolé le lascerete fare così?
Ps. Intanto a Roma
Un passante fa ad A. - Nun è che c'hai un accento proprio de Caserta, da ndo vieni?
- Sono di Varese, ho sposato una romana.
- ...E te sei preso 'sta croce!
- Sa che non è il primo che me lo dice?
- È che noi romani semo stronzi, ma ce lo potemo dì sortanto noi.
Pps. A. legge il post e si indigna - Guarda che sul parmigiano c'hanno ragione loro! - Ecco, appunto.
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The Dangefòs
sabato 9 agosto 2014
Casalinghe disperate, puffi secchioni e Tomb Raider
E all'improvviso quel momento è arrivato. Niente più lavoro, sono in ferie! È una liberazione, ma fa anche un po' paura. Tutto questo tempo libero e troppe domande su cosa succederà adesso. Anche perché l'inizio della "maternità" è stato movimentato da un falso allarme travaglio che mi ha immobilizzata a casa per due giorni. Tutta la mia solidarietà va a chi ha dovuto passare così gran parte della gravidanza.
Ora che mi sono rialzata e ho finito di lavare tutte le cose di Piccolé, montare la culla, organizzare fasciatoio e simili devo decidere che fare della mia vita (almeno nelle prossime sei settimane e mezzo). Intanto, per non saper né leggere né scrivere, ho fatto il corso di ginnastica preparto di Heidi Klum perché qualunque cosa mi riserverà il futuro sarebbe bello affrontarlo da figacciona. Poi mi sono messa a visualizzare le opzioni disponibili.
Imparo a cucire. È un vecchio sogno ma sono paziente e precisa come un grizzly.
Parto da sola anche se A. lavora, io me ne vado al mare.
Mi dò al bricolage e sistemo casa una volta per tutte.
Raggiungo amici in vacanza.
Inizio a studiare per il Concorsone (la solita secchiona).
Vado a Milano nella mia migliore interpretazione della mogliettina anni 50.
Mi trasferisco in campagna.
Tiro fuori la reflex e vado in cerca di avventure.
Rapisco A. e me lo porto lontano.
Entro in letargo.
ps Al momento l'ipotesi più accreditata è: le faccio tutte!
mercoledì 6 agosto 2014
Bandiera bianca
È che ci sono un po' di cose difficili all'ottavo mese di gravidanza, cose come:
Dormire
Stare seduta
Stare in piedi
Stare sdraiata
Camminare
Guidare
Viaggiare
Mangiare
Concentrarsi
Fare l'amore
e io non so metterla in altri termini, mi sono stufata.
Ecco quindi che mi arrendo e provo a stare più tranquilla.
Colgo al volo l'offerta del grande capo di andare in ferie una settimana prima di quando avevamo previsto. Per fortuna finora è un agosto soporifero lavorativamente parlando. Di solito, però, si passa da "Niente di nuovo sul fronte occidentale" a "Si salvi chi può" senza soluzione di continuità. Spero per chi è ancora arruolato che la bonaccia duri, quanto a me: ne riparliamo a febbraio. Sembra tra una vita.
Ps Tra le cose difficili c'è anche scrivere o pensare a cose che non riguardino Piccolé. Sembra essermi andato in pappa il cervello. Passerà? Ore 4.30 provo a tornare a dormire.
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lunedì 4 agosto 2014
Valigie per l'estate
Va bene tutto ma le mutande a rete no. Ho preparato, a poco meno di due mesi dall'ora x, la borsa per l'ospedale. A quanto sembra sarà l'unica "valigia" dell'estate 2014, perché A. è incastrato a lavoro e io sono troppo tonda e pigra per aggregarmi alle vacanza di altri amici.
Poco grave, spero di recuperare presto grazie al primo viaggio con Piccolé. E poi c'è tanto da fare dall'inventario di tutte le cose per lei allo studio di incastri per sistemarla in casa (in cui finalmente si vede da luce dopo l'intervento dello zio-to-be architetto) fino al montaggio di culle e compagnia bella.
Ecco quindi che ho riletto il rito del bagaglio perfetto, parte essenziale di ogni inizio estate, in chiave "parto". Stavolta niente scarpe da trekking, ma
- tre camicie da notte adatte per allattare (e fin qui ci siamo),
- quattro completini per Piccolé (ho rischiato di perdermi nel labirinto delle taglie perché ci sono tutine 0-1 mesi più grandi dei body 3 mesi e altre così mini che non ci entrerebbe nemmeno adesso),
- asciugamani per me e per lei,
- pannoloni post parto da film horror (sono più grandi e spessi di quelli per la bambina! Da aver paura di dissanguarsi)
- e mutande a rete per contenerli (perché nessuno slip da donna sarebbe grande abbastanza). Ecco, è a questo punto che sono entrata nel panico.
Ps In uno slancio di grande generosità condivido i miei due siti preferiti su cosa portare in vacanza per evitare di viaggiare carichi come somari. Il primo, One bag è un po' estremo e spiega come poter andare dappertutto e per tutto il tempo del mondo con un solo bagaglio, quello "a mano". Il secondo invece, the Universal packing list suggerisce cosa portare a seconda di alcune caratteristiche del viaggio, dalla destinazione all'alloggio, dalla compagnia (anche bambini con meno di un anno e mezzo) allo stile: con bagaglio mini, leggero, medio, pesante e da "ho con me degli sherpa". Indispensabile.
Ps In uno slancio di grande generosità condivido i miei due siti preferiti su cosa portare in vacanza per evitare di viaggiare carichi come somari. Il primo, One bag è un po' estremo e spiega come poter andare dappertutto e per tutto il tempo del mondo con un solo bagaglio, quello "a mano". Il secondo invece, the Universal packing list suggerisce cosa portare a seconda di alcune caratteristiche del viaggio, dalla destinazione all'alloggio, dalla compagnia (anche bambini con meno di un anno e mezzo) allo stile: con bagaglio mini, leggero, medio, pesante e da "ho con me degli sherpa". Indispensabile.
mercoledì 30 luglio 2014
L'alleato che non ti aspetti
Per chi come me litiga da sempre con un sedere a dir poco "ingombrante", ritrovarselo all'improvviso come alleato è quasi uno choc. Ma è una delle sorprese della gravidanza: negli ultimi otto mesi, i miei fianchi (molto) larghi hanno visto gli sguardi soddisfatti e i sorrisi compiaciuti di dottori, ostetriche e donne anziane: "sembri fatta a posta per avere bambini".
Anche Piccolé ha mostrato di apprezzare e si è fin dall'inizio accomodata in orizzontale in quella culla a due piazze che è il mio bacino. Era sdraiata lì in tutte le ecografie fino a quando non è finita a testa in giù, all'inizio del settimo mese. Poi non ho capito se è cresciuta troppo e non è riuscita più a girarsi o se ha deciso che si era fatta 'na certa (per i non-romani: era tardi, ora di nascere), ma è rimasta così: zampe per aria e testa in basso. Pare che non le vada il sangue alla testa e che non diventerà tutta scema per questo, me lo hanno assicurato.
Un anticipo di questo periodo di gloria del mio sederone era arrivato una decina di anni fa, in Marocco. Ero a Fez, in un hamman fuori mano, dove mi ero avventurata con alcune amiche per provare com'era un "vero" bagno turco. Siamo entrate e abbiamo visto delle vecchie sedute a chiacchierare, a tingersi i capelli e farsi la ceretta a vicenda. La cosa strana è che ci spizzavano (squadravano) come neanche i peggiori coattoni del bazar e poi commentavano tra loro le nostre forme. Ecco, già in quell'occasione, di fronte ai miei fianchi esagerati, trattenevano a stento l'entusiasmo. Avevo pensato: devo ricordarmi di tornare da queste parti quando avrò bisogno di una dose di autostima.
ps La gravidanza procede bene, sono entrata nell'ottavo mese. Da un po' ho un grosso bozzo sulla panza, pensavo fosse la testa di Piccolé e invece l'ultima eco ha svelato il mistero: non è la testa, ma il sederotto. Sembra che non sia sfuggita neanche lei al marchio di famiglia. Povera Piccolé! Posso sempre consigliarle un viaggio in Marocco, quando sarà un po' più grande.
domenica 27 luglio 2014
Mamme mangia-rane alla riscossa
Era facile e non ci avevo pensato. Volevo sapere come far posto alla pupa in una casa dove non ce n'è? Come viaggiare con lei ancora in fasce? Come tornare ad avere una vita sociale, una vita di coppia e un girovita da vespa dopo il parto? Bastava cercare sul web in francese.
Io non sono particolarmente francofila. Ho vissuto a Parigi con la netta sensazione di corteggiarla e di essere respinta. Sono stata bene ma, dopo un anno, ero felice di tornare alla mia Roma. Da allora i parigini mi stanno un po' antipatici. Però devo ammettere che le mamme francesi sono un portento: grazie anche a uno stato sociale che noi ce lo sogniamo, fanno un sacco di figli, lavorano, sono belle, colte, avventurose.
Ho letto qualche tempo fa un articolo che diceva che le donne incinte di tutto il mondo cercano più o meno le stesse cose su Internet. Dalla mia esperienza non è tanto vero (sicuramente è diverso quello che TROVANO su Internet). Cerchi in italiano "viaggiare con figli piccoli" e trovi mamme che scrivono che non è poi impossibile, per esempio loro sono andate in Costa Smeralda con i loro pargoli di... sette anni! Lo cerchi in francese e trovi bebè di cinque mesi che sono stati in viaggio on the road a Cuba, a sette mesi in Thailandia, a 10 mesi in India (e sembrano sopravvissuti).
Allo stesso modo su cibo, sesso e lavoro le francesi sembrano capaci di ottenere quello che vogliono senza fare troppe rinunce. Forse è il caso di scopiazzarle un po', come con i vestiti, ma senza dirlo ad alta voce (mica gli posso dare questa soddisfazione).
ps Qualche dato Eurostat: la Francia è il primo Paese in Europa per fecondità con 2,01 figli per donna (l'Italia si ferma a 1,43, la media Ue è di 1,58) e al tempo stesso ha un tasso di occupazione femminile del 60% (contro il nostro 47,1% e una media Ue del 58,6%). Niente male. Certo, aiuta che i bambini francesi sotto i tre anni che vanno all'asilo nido sono il 46%, quasi il doppio di quelli italiani (26%) e molti di più della media europea (30%).
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mercoledì 23 luglio 2014
Nelle Langhe senza rete - Collisioni con Neil Young a Barolo
Avevamo bisogno di staccare la spina. Un monastero tibetano sarebbe stato l'ideale, ma dubito che mi avrebbero ammesso con la mia parlantina e non era proprio facile da raggiungere per solo un paio di giorni. Le Langhe hanno fatto al caso nostro.
La macchina di A. era annegata nell'ultima esondazione del Seveso e da allora non dava segni di vita, i biglietti per il concerto di Neil Young erano esauriti da tempo e il meteo prometteva diluvi, ma abbiamo deciso di prendere in prestito un'auto e partire lo stesso per il festival Collisioni a Barolo.
Rinfrancati e incoraggiati da un'ammucchiata di amici nordici con figli, che sono venuti a salutarci prima della partenza da Varese (e a dimostrarci ancora una volta che c'è una vita dopo la panza), abbiamo preso così la via delle vigne. Un paio d'ore dopo eravamo nel fienile di un agriturismo (Casa Matilda a Dogliani) a mangiare crostata e bere succo di frutta fatto in casa, circondati da vigneti, castelli e leggende.
Rinfrancati e incoraggiati da un'ammucchiata di amici nordici con figli, che sono venuti a salutarci prima della partenza da Varese (e a dimostrarci ancora una volta che c'è una vita dopo la panza), abbiamo preso così la via delle vigne. Un paio d'ore dopo eravamo nel fienile di un agriturismo (Casa Matilda a Dogliani) a mangiare crostata e bere succo di frutta fatto in casa, circondati da vigneti, castelli e leggende.
Qui i borghi sono a forma di cuore, il vino è una specie di religione e non c'è sentiero che non racconti una storia. Quelle preferite di A. hanno a che fare con i catari, degli eretici dell'anno mille che imperversavano da queste parti (e nei fumetti di Martin Mystere) prima di finire al rogo a Milano.
A rendere tutto più rilassante ci ha pensato la quasi totale assenza di rete per i cellulari tra i tornanti e le colline. Così siamo riusciti a mettere in pratica, almeno per un paio di giorni, il proposito di essere un po' meno iperconnessi in vista dell'arrivo di Piccolé. Incredibile! Due giorni (quasi) senza smartphone e siamo sopravvissuti, ma ce la siamo vista brutta.
La mancanza di segnale telefonico ha aggiunto infatti un lato avventuroso al fine settimana quando, all'una e mezza di notte, dopo il concerto abbiamo rischiato di rimanere impantanati nel campo dove qualche ora prima ci aveva fatto parcheggiare la protezione civile (subito prima di chiuderlo e dichiararlo inagibile perché iniziava a diluviare). Poi abbiamo saputo che in diversi hanno passato la notte in macchina in attesa del carrattrezzi. Noi, in qualche modo, siamo riusciti a uscire dal fango e a tornare nel terzo millennio.
Ps In alcuni momenti è sembrato davvero di fare un viaggio nel tempo, per esempio a spasso nel borghi di Serralunga e Monforte, deserti il lunedì pomeriggio, o a tavola alla Trattoria della Posta a Monforte, una locanda aperta dal 1875 per rifocillare i viaggiatori e gestita ancora dalla stessa famiglia, i Massolino. Io ho preso una zuppa di zucca e un assaggio di formaggi (buonissimi), A. si è innamorato della carne cruda con il tartufo e dei tagliolini 30 tuorli al ragù (una cosina leggera). Per non parlare del vino della casa... un barolo.
Anche il festival è stato al di sopra delle aspettative, il primo giorno ci siamo imbattuti per caso in uno spettacolo di Dario Fo, un concerto di Caparezza e uno di Jonatan Coe (sì, lo scrittore). Per il secondo giorno abbiamo trovato i biglietti per Neil Young (amato da A. soprattutto come padre spirituale del solito Eddie Vedder) e siamo finiti, grazie alla mia panza ormai esplosiva, fino a un'area protetta sotto il palco.
A rendere tutto più rilassante ci ha pensato la quasi totale assenza di rete per i cellulari tra i tornanti e le colline. Così siamo riusciti a mettere in pratica, almeno per un paio di giorni, il proposito di essere un po' meno iperconnessi in vista dell'arrivo di Piccolé. Incredibile! Due giorni (quasi) senza smartphone e siamo sopravvissuti, ma ce la siamo vista brutta.
La mancanza di segnale telefonico ha aggiunto infatti un lato avventuroso al fine settimana quando, all'una e mezza di notte, dopo il concerto abbiamo rischiato di rimanere impantanati nel campo dove qualche ora prima ci aveva fatto parcheggiare la protezione civile (subito prima di chiuderlo e dichiararlo inagibile perché iniziava a diluviare). Poi abbiamo saputo che in diversi hanno passato la notte in macchina in attesa del carrattrezzi. Noi, in qualche modo, siamo riusciti a uscire dal fango e a tornare nel terzo millennio.
Ps In alcuni momenti è sembrato davvero di fare un viaggio nel tempo, per esempio a spasso nel borghi di Serralunga e Monforte, deserti il lunedì pomeriggio, o a tavola alla Trattoria della Posta a Monforte, una locanda aperta dal 1875 per rifocillare i viaggiatori e gestita ancora dalla stessa famiglia, i Massolino. Io ho preso una zuppa di zucca e un assaggio di formaggi (buonissimi), A. si è innamorato della carne cruda con il tartufo e dei tagliolini 30 tuorli al ragù (una cosina leggera). Per non parlare del vino della casa... un barolo.
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domenica 20 luglio 2014
Insomnia
C'è qualcosa di peggio di doversi svegliare alle 5 e mezza per lavoro, come fa A. di tanto in tanto. Svegliarsi alle 5 e mezza e trovarsi accanto una donna incinta con due occhi (molto) a palla e un miliardo di idee per la testa. Insonne da un'ora e mezza e con voglia di chiacchierare.
A. reagisce grugnendo -Ti preparo la colazione - e si rifugia in cucina. Poi prenota il primo treno per Milano. Da quando mi sveglio prestissimo le sue trasferte a Roma sono stranamente molto più rare e brevi. Ma il dottor Cox, il ginecologo, ha detto che non c'è molto da fare.
- E poi mi capita di svegliarmi alle 4.
- Un po' di insonnia della gravidanza è normale. Ma ti svegli e te ne stai buona e tranquilla o ti svegli e dai fastidio?
- Sto abbastanza tranquilla (dopo che ha suonato la sveglia di A. non vale).
- Bene, se no ti davo qualcosa per dormire.
- Ma non può darmelo lo stesso?
- Meglio di no.
Come stupirsi poi che A. lo adori? Del resto - Lui non c'è? - è la prima cosa che mi chiede il dottore quando mi vede da sola.
Dalle 4-4 e mezza alle 6, quando A. è a Milano, riesco a fare un sacco di cose:
- E poi mi capita di svegliarmi alle 4.
- Un po' di insonnia della gravidanza è normale. Ma ti svegli e te ne stai buona e tranquilla o ti svegli e dai fastidio?
- Sto abbastanza tranquilla (dopo che ha suonato la sveglia di A. non vale).
- Bene, se no ti davo qualcosa per dormire.
- Ma non può darmelo lo stesso?
- Meglio di no.
Come stupirsi poi che A. lo adori? Del resto - Lui non c'è? - è la prima cosa che mi chiede il dottore quando mi vede da sola.
Dalle 4-4 e mezza alle 6, quando A. è a Milano, riesco a fare un sacco di cose:
- mangio uno spuntino (le calorie notturne non contano, si sa),
- scrivo (ora sono le 5.47),
- sento la musica (ho una playlist apposta, forse la porterò in ospedale),
- leggo (mai sfruttato così tanto l'abbonamento a Internazionale),
- studio strategie di arredamento (ancora non ho capito come faremo entrare Piccolé qua dentro)
- programmo viaggi e spostamenti vari (Roma-Milano e molto oltre)
- faccio un po' di pilates (per assurdo ho sospeso la palestra alla fine del settimo mese non per la panza ma perché lavoravo troppo per andarci).
Poi, verso le 6 mi riaddormento come se niente fosse.
ps Quello prima dell'alba non è un brutto momento della giornata (se non lo scontassi poi con un sonno assassino a partire da mezzogiorno sarebbe anche meglio). E sono convinta che mi sta facendo bene, in vista dell'arrivo di Piccolé, iniziare a "disintossicarmi" dalla mia dipendenza dal sonno.
Fino a pochissimo tempo fa, infatti, mi trasformavo in un orco se non dormivo almeno 7-7 ore e mezza al giorno. Era una delle cose che mi spaventava di più della maternità: la certezza che se non fossi riuscita a riposare sarei stata sicuramente una pessima madre. Adesso invece mi capita di dormire 5-6 ore a notte ed essere rinco, sì, ma non poi così arrabbiata con il mondo.
ps Quello prima dell'alba non è un brutto momento della giornata (se non lo scontassi poi con un sonno assassino a partire da mezzogiorno sarebbe anche meglio). E sono convinta che mi sta facendo bene, in vista dell'arrivo di Piccolé, iniziare a "disintossicarmi" dalla mia dipendenza dal sonno.
Fino a pochissimo tempo fa, infatti, mi trasformavo in un orco se non dormivo almeno 7-7 ore e mezza al giorno. Era una delle cose che mi spaventava di più della maternità: la certezza che se non fossi riuscita a riposare sarei stata sicuramente una pessima madre. Adesso invece mi capita di dormire 5-6 ore a notte ed essere rinco, sì, ma non poi così arrabbiata con il mondo.
venerdì 18 luglio 2014
L'importanza di chiamarsi Piripipò
- A che nome devo fare la prenotazione?
- Dangefò.
- Come "non lo so"?
- Non ho detto non lo so, ma Dangefò!
- Ha detto Piripipò?
Finisce sempre che devo fare lo spelling.
Ho un buffo cognome (non proprio Dangefò, ma quasi) e l'accento sulla O è origine di infiniti malintesi e ancora più infiniti sfottò. Per questo mi sono sempre piaciuti i nomi abbastanza classici, per evitare l'effetto fumetto con un cognome come il mio (Temistocle Dangefò? Vive per forza a Paperopoli).
A. ha invece un cognome elegante, musicale e molto diffuso. Ecco che con i miei nomi preferiti, come Arianna o Diana, suona come il protagonista di un romanzo rosa (a quel punto era meglio l'effetto fumetto) e con i nomi più classici diventa comunissimo.
Ci ho messo un po' ad ammettere che rinunciare a dare il mio cognome a Piccolé mi scoccia. Mi piacerebbe che fosse come in Spagna dove i bambini portano i nomi di tutti e due i genitori. Magari poi, quando diventano grandi, potrebbero decidere quale tenere e trasmettere ai loro figli. Ma perché a rinunciare dev'essere sempre la mamma?
Ps Scartabellando sul web ho scoperto che c'è una proposta di legge per consentire di registrare all'anagrafe il cognome di entrambi i genitori, soltanto quello del padre o solo quello della madre. È stata approvata all'unanimità dalla Commissione Giustizia della Camera all'inizio del mese, ma poi i partiti hanno fatto slittare il voto definitivo in aula a data da destinarsi. Non costava niente e, secondo me, era un segno di civiltà. Che occasione sprecata.
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